giovedì, giugno 28, 2007

Maestro cerca Alunno

Ishmael racconta la storia di un uomo che trovò un originale annuncio nel suo giornale locale: "Maestro cerca alunno. Deve avere il desiderio più sincero di cambiare il mondo. Fare domanda personalmente".

Nel 1992 il romanzo Ishmael ha ricevuto il Turner Tomorrow Fellowship, un riconoscimento per gli autori che con i loro romanzi contribuiscono a trovare soluzioni per i problemi del mondo. Ho iniziato a leggerlo scettica, solo perchè un'amica me l'ha prestato. Se lo avessi visto tra gli scaffali di una libreria sarei passata oltre senza soffermarmi più di tanto.
E ora che l'ho finito non posso fare a meno di consigliare a tutti di leggerlo. O forse dovrei dire...impegnarmi a farlo leggere a più gente possibile....Non sono le idee ad essere rivoluzionarie nel libro di Quinn, ma la formula logica con cui le propone e l'assoluta semplicità dell'insegnamento finale, semplicità quasi ovvia, eppure di fronte alla quale l'osservazione più frequente è: "impossibile da realizzare"...

Liquami virtuosi

A Verolanuova, in provincia di Brescia, i liquami dei maiali riscalderanno le case, grazie a un progetto promosso alla tenuta Sandrina. Il liquame dei suini, si legge sulle pagine del quotidiano Brescia Oggi, riscalderà trecento abitazioni. L’impresa sarà possibile grazie ad un generatore a biogas destinato a produrre energia elettrica in grado di rendere autosufficiente un nascente quartiere. L’erogazione dell’energia avverrà attraverso una convenzione già stipulata con il Comune. L’impianto sarà dotato, tra l’altro, di vasche per la raccolta e “digestione” di diverse tipologie di “rifiuti”: reflui zootecnici, prodotti scaduti della catena agrocommerciale, scarti di lavorazione dell’industria di trasformazione, biomasse.
Fonte: e-gazette

mercoledì, giugno 27, 2007

Prima che tu dica "Pronto"

"Non so se quelli che sostengono queste idee ci credono o se lo dicono solo pensando di mettermi in mezzo; comunque su di me non hanno mai avuto presa perchè non possono scalfir ela mia convinzione sull'essenza delle cose. Per me ciò che conta nel mondo non sono le uniformità ma le differenze: differenze che possono essere grandi o anche piccole, minuscole, magari impercettibili, ma quel che conta è appunto il farle saltar fuori e metterle a confronto. Lo so anch'io che a passare da canale a canale l'impressione è di un'unica minestra; e so anche che i casi della vita sono stretti da una necessità che non li lascia variare più di tanto: ma è in quel piccolo scarto che sta il segreto, la scintilla che mette in moto la macchina delle conseguenze, per cui le differenze diventano notevoli, grandi, grandissime e addirittura infinite."

Italo Calvino, L'ultimo canale

martedì, giugno 26, 2007

Costruendo Babele?

"C'era una volta il centro storico di una città lombarda , vecchie case piene di stoffa e muffe, in mano quasi esclusivamente a tre famiglie (Boscain, Morosini, Tinti). Cominicarono ad affittare i locali, spazi sempre più piccoli a prezzi sempre più alti. Li potevano pagare i clandstini e i disperati. Magari i fuorilegge. Vennero i senegalesi, vennero gli albanesi, poi i cinesi, i pakistani. Stretti tra loro gli uni accanto agli altri. Questa è la caratteristica unica, forse la mondo, della Babele del Carmine (n.d.r. Contrada del camine, cuore del centro storico di Brescia): percorri una strada e fai il giro del pianeta. (...) E' cambiato tutto e ancora di più cambierà. Al Carmione, se vedi un cane o un gatto è italiano, se vedi un bambino è di uno straniero. La scuola all'ora di ricreazione sembra una pubblicità di Benetton. Al Carmine (Coppe, targhe, incisioni Benedini, Caccia e Pesca) se vedi un negozio merceologicamente superato è italiano, tutto il resto, quel che si compra e si vende davvero ogni giorno, il cibo, le stoffe, le schede telefoniche, è straniero e sottocosto. L'abbigliamento per neonati è cinese. Le onoranze funebri italiano. C'è un ristorante indiano che serve menu italiano a mezzogiorno e ci sono due lumbard che vendono abbigliamento etnico su un banco in piazza, Chi ha passato l'attività è stato pagato in contanti, parte in nero, ha sorriso e adesso critica l'immigrazione selvaggia seduto per ora a un tavolino con il conto in banca a fare da scudo. Se vuole installare il condizionatore chiama hafeez Tahir, "the best electrician" del quartiere. Il cambiamento lo vedi, lo ascolti, lo puoi perfino annusare. All'ora dei pasti salgono odori multietnici, speziati e forti. Al mercato locale le vendite di cipolle sono più che decuplicate. (....) Adesso si corre ai ripari: uina legge regionale ha limitato il numero dei phone center, si impongono restauri negli appartamenti e si controllano gli affitti, ma la legge di natura è implacabile, nel giro di dieci anni l'ultimo italiano lascerà per scelta o per decesso, la contrada al cui ingresso, ironicamente, esiste a resistere un negozio chiamato "Medinitali". E' una maledizione o una benedizione? (...) Secondo una teoria quello della torre di babele è un racconto satirico, è una satira dell'impero, che condanna l'uniformità, esalta la diversità e ci dice che è voluta da Dio, appartiene al nostro patrimonio e non si può cancellare. Qui siamo, cittadini di una contrada globale, tra tonnellate di cipolle, carne halal, massaggi relax, scarpe da cinque euro, preghiere in tutte le lingue del mondo. E così sia."
Gabriele Romagnoli, estratto da La Domenica di Repubblica, 24/06/2007

Secondo dati Istat l'88% della popolazione straniera risiede nel centro nord, ben un quarto in Lombardia, con un'incidenza del 7% sul totale dei residenti. Nella Provincia di Brescia questa quota sale al 10% e al 13% quando si considera il comune. Brescia, la città babele, ovvero la città statisticamente più multietnica d'Italia, sta pian piano digerendo i cambiamenti innescati dal suo melting pot, dove un bambino su tre nasce da genitori immigrati. E' possibile immaginare in questo scenario la società futura, come luogo di pacifica convivenza delle diversità? C'è davvero qualcosa da perdere in questo scenario? Forse quello che stiamo perdendo è il senso e le origini della nostra cultura, ma non perchè la minacciano gli altri, "i diversi", ma semplicemente per incuria, per totale noncuranza quotidiana...

martedì, giugno 12, 2007

Riva del Garda, 03/06/2007
Foto: letiziajp ©

giovedì, giugno 07, 2007

Sodalitas Social Award

Il 13 giugno alle ore 14.30 presso l'Auditorium di Assolombarda (via Pantano, 9 Milano), Sodalitas promuove il convegno "Responsabilità e Sostenibilità: una strategia per il successo", in occasione della cerimonia di premiazione della quinta edizione del Sodalitas Social Award, il Premio attribuito ogni anno alle aziende responsabili e sostenibili.
Sodalitas nasce nel 1995 grazie all’iniziativa di Assolombarda, di un gruppo di imprese, e di alcuni manager, per creare un ponte tra mondo d'impresa e nonprofit.Due gli assi lungo i quali l’Associazione opera per realizzare la propria mission: il trasferimento di cultura manageriale alle organizzazioni senza scopo di lucro, da un lato; la promozione della responsabilità sociale d’impresa dall’altro.

martedì, maggio 29, 2007

L’uomo che non obbedisce al suo desiderio muore. Hegel diceva che la storia è l’insieme dei desideri desiderati. E se la storia è l’insieme dei desideri desiderati, è una storia non realizzata. In tal senso, l’accumulazione di desideri desiderati ma non soddisfatti è una perversione collettiva.

Manuel Scorza, "La danza immobile"

giovedì, maggio 24, 2007

Cataratas de Iguazù

Finalmente uno spazio di fuga nel nuovo ritorno in Argentina di maggio. Tre volte in sei mesi, pensare che solo un anno fa rientravo in Italia sicura che non sarei tornata più... Le cascate di Iguazù sono uno dei posti più suggestivi del mondo.


Lasciano a bocca aperta ora, figuriamoci quando ancora non esistevano camminatoi d'acciaio, guide turistiche, gite-in-gommone-fin-sotto-il potentissimo-getto-a-solo-15 €, e souvenirs di peluche a forma di procione delle foreste.


In ogni caso, pur nel rispetto della sfasatura temporale, posso dire di esserci stata, sotto le cascate secolari del mitico film Mission, a farmi venire in mente che natura forte e che spirito incontaminato animavano le popolazioni che vivevano qui prima che decidessimo di farlo diventare oggetto di saccheggio e oggi, con l'ironicità tipica del senno di poi, patrimonio incontaminato di tutta l'umanità .

Cascate di Iguazù, maggio 2007
Foto: Leti/Ivan ©

martedì, maggio 08, 2007

lunedì, maggio 07, 2007

"Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande sensitivo del XX secolo. Il termine però non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell'epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D'Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l'esistenza di possibilità che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l'uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione."
(Tratto dal sito:
http://www.gustavorol.org)

Questo libro è entrato nella vita della mia famiglia per quelle scorciatoie inspiegabili che adotta a volte la vita. Non mi è interessato allora cercare spiegazioni, perchè il suo solo succedere mi pareva una spiegazione sufficiente, come il succedere lento di tutte le cose. E' una lettura diversa da tante che ho fatto, eppure cosi simile per certi versi, là dove cerca, come tutti i libri, di raccontarci angoli inesplotari dell'esistenza, offrendo una visione particolarissima, a volte incomprensibile, del quotidiano sentire. Mi rimane in fondo la sensazione che il "mistero" sia soltanto tutto ciò che, ancora, non fa parte del conosciuto, ma non per questo meno reale.

Lontano da casa

Alle volte un treno va via sulla via ferrata del mare e su quel treno ci sono io che parto. Perchè io non voglio restare nel mio paese pieno di sonno e d'orti, decifrare le targhe delle macchine forestiere come il ragazzo montanaro seduto sulla spalletta del ponte. Io vado, ciao paese.
Nel mondo, oltre al mio paese, ci sono altre città, alcune sul mare altre non si sa perchè smarrite in fondo alle pianure, in riva ai treni che giungono non si sa come, dopo giri trafelati per campagne e campagne. Ogni tanto io scendo in una di queste città e ho sempre un'aria da viaggiatore novellino, con le tasche gonfie di giornali e gli occhi irritati da bruscoli. La notte spengo la luce dentro il letto nuovo e sto a sentire i tram, poi penso a camera mia del mio paese, lontanissima nella notte, pare impossibile che nello stesso momento esistano luoghi cosi lontani. E, non so bene dove, m'addormento (...)
Anni posso abitare in una camera dopo altri anni in altre camere del tutto uguali, e nessuna città d'Italia è buona, e in nessuna città si trova lavoro, e in nessuna città il trovar lavoro accontenta perchè c'è sempre un'altra città migliore dove si spera di andare a lavorare un giorno. Così la roba è sempre nei cassetti come l'ho tolta dalla valigia, pronta per esserci rimessa.


(Italo Calvino, Amore Lontano da casa)

venerdì, aprile 27, 2007

Chi non teme.....?

I giudizi degli altri, questa strana malformazione del vivere che porta spesso ad esprimere delle opinioni lapidarie sulla vita di gente che non sia noi stessi. Se siamo animali sociali e il nostro istinto è vivere in gruppi, comunità, vuol dire che siamo più vicini all'essenza autentica delle persone che ci circondano? Eppure stona, questo intrufolarsi furtivo di un occhio esterno, di una lingua tagliente, in quella che in fondo consideriamo ancora la nostra "vita privata". Venirlo a sapere non ci fa sentire violati? Vulnerabili? E allora eccolo che scatta, il nostro spirito assurdo di sopravvivenza a volte impazzisce e agisce indipendentemente da noi. Ci assimila, ci fa sentire colpevoli. Come quando siamo appoggiati al carrello del supermercato pensando se per pranzo è meglio lo spezzatino o la frittata e improvvisamente qualcuno grida "al ladro!". Per una frazione di secondo ci guardiamo intorno per paura di un'accusa, di essere stati colti in fragrante...ci dimentichiamo di essere innocenti. Lo stesso succede con l'occhio indagatore, qualcuno ci fa sottilmente una critica, una maldicenza gratuita e pettegola mossa solo dalla noia quotidiana ed ecco che entriamo nel vortice paranoico della colpa e della responsabilità. Una cosa detta ad alta voce assume corpo, diventa reale. Possiamo salvarci soltanto ignorandola, soltanto schermando la meschinità con la superiorità della fiducia in noi stessi, soltanto togliendole la legittimità del reale.
Perchè assecondare una critica priva di fondamento vuol dire assecondarle tutte, perchè ad un atteggiamento meschino non c'è mai fine, non importa quanto assecondiamo, non importa quanto ci pieghiamo alla critica correggendo la rotta. Non importa chi siamo realmente, il pettegolezzo non ha fondamenti ma solo vittime. E se non ce ne accorgiamo subito sarà poi troppo tardi, ci saremmo spogliati di troppe cose, avremmo rinnegato troppo di noi stessi per ritrovarci intatti in quello che siamo realmente. Quello che siamo realmente, cosi difficile saperlo noi stessi, impossibile se lo ricerchiamo nel riflesso di quello che vedono gli altri. O forse non è cosi, siamo sempre e comunque capaci di camminare sul filo dell'onda guidati dai nostri lontani obiettivi. Molti si salvano, la mia è stata solo una pessima giornata.

domenica, aprile 22, 2007

L'Italia che non si arrende

Torno in tv dopo un intervallo durato cinque anni: insormontabili ragioni che chiamerò tecniche mi hanno impedito di continuare il mio programma. Sono contento, perché alla mia rispettabile età c’è ancora chi mi dà una testimonianza di fiducia e mi offre lavoro. Ma non voglio portar via il posto a nessuno: non debbo far carriera, e non ho lezioni da dare. Voglio solo concludere un discorso interrotto con i telespettatori, ripartire da dove c’eravamo lasciati e guardare avanti. Quante cose succedono intorno a noi. Cercheremo di raccontare che cosa manca agli italiani e di che cosa ha bisogno la gente. Fra poco sarà il 25 aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita. C’è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. Il revisionismo a volte mi offende: in quei giorni ci sono state anche pagine poco onorevoli; e molti di noi, delle Brigate partigiane, erano raccogliticci. Ma nella Resistenza c’è il riconoscimento di una grande dignità. Cosa sarebbe stata l’Italia agli occhi del mondo? Sono un vecchio cronista, testimone di tanti fatti. Alcuni anche terribili. E il mio pensiero va ai colleghi inviati speciali che non sono ritornati dal servizio, e a quelli che speciali non erano, ma rschiavano la vita per raccontare agli altri le pagine tristi della storia. I protagonisti per me sono ancora i fatti, quelli che hanno segnato una generazione: partiremo da uno di questi, e faremo un passo indietro per farne un altro, piccolo, avanti. Senza intenzione di commemorarci.

Enzo Biagi, Corriere della Sera, 22 aprile 2007

Piove


Buenos Aires, 22-o4-2007
Foto: letiziajp ©

San Telmo come una soffitta

Ci sono degli angoli di Buenos Aires dove sembra di camminare tra i cunicoli di una grande soffitta, i bauli dei bisnonni emigrati in America , le fotografie color seppia, gli anelli, collane, sciarpe di seta, scarpe laccate col tacco lucido e valigie chiuse da lacci di cuoio scuro e sfilacciato.
Mi piace perdermi in questi spazi fermi nel tempo, mi piace il quartiere di San Telmo quando si popola di banchetti improvvisati e vetrine sotto chiave, mettendo in bella mostra le vestigia vanitose di un mondo riflesso in tanti volti che mi guardano fisso da foto stampate più di 100 anni fa.
Ci sono stata mille volte e finisco sempre per tornare, per confondermi tra le figure scomposte e vocianti che popolano le domeniche mattina di Piazza Dorrego, per sentirmi un pò meno straniera in mezzo ad una folla di stranieri, che nel loro spagnolo claudicante si riversano in strada col nasu all'insu. Mi confondo tra le cassapanche, gli orologi da taschino, i carretti di legno, le pellicce sbiadite, i guanti sgualciti ammassati in un angolo, sotto un cartello che dice "40 pesos, aproveche, solo hoy". Passo lenta osservando tutto, registrando tutto, ogni piega dei vestiti antichi, come se tra tante cianfrusaglie cercassi ogni volta un segno, come se avessi perso qualcosa o qualcuno che tra quegli scaffali stesse cercando di lasciarmi una traccia del suo passato. Mi soffermo davanti a carte d'identità stropicciate, tesserini militari, registri d'imbarco, nella prima pagina cartonata i dati anagrafici, di fianco una foto sbiadita. Volti, nomi, ognuno partito da un porto diverso per finire insieme tutti qui, in una cesta di vimini di un negozio di Antiguedades delle vie storiche del porto di Baires. Continuo a cercare, come se stessi davvero cercando qualcuno.

San Telmo, Buenos Aires, 22-04-2007
Foto: letiziajp ©

sabato, aprile 21, 2007

Here is a shell for you...

Blue, songs are like tattoos
You know I've been to sea before
Crown and anchor me
Or let me sail away
Hey blue, here is a song for you
Ink on a pin
Underneath the skin
An empty space to fill in
Well there're so many sinking now
Youve got to keep thinking
You can make it thru these waves
Acid, booze, and ass
Needles, guns, and grass
Lots of laughs, lots of laughs
Everybodys saying that hell's the hippest way to go
Well I dont think so
But I'm gonna take a look around it though
Blue, I love you
Blue, here is a shell for you
Inside you'll hear a sigh
A foggy lullaby
There is your song from me

(Joni Mitchell, Blue)

martedì, aprile 17, 2007

Mendoza, nord ovest Argentina

Le lumache escono sul far della sera sospinte dal fresco di un autunno invertito (le stagioni al contrario dell'emisfero sud...). L'asfalto le liscia, arricciandone i tessuti di bava filamentosa. Hanno le corna turgide, tese verso i suoni di ció che resta del giorno, chissá se sopravviveranno alla notte. Strisciate vischiose seguono la strada. Il mio ennesimo ritorno in terra Argentina sembra una continuazione di tutti i precedenti, come a completare le stagioni di un anno, come a rendere le distanze irrisorie, come da un ciglio all'altro di una strada di campagna. Tutto dipende dalle dimensioni - interiori - di ció che sperimentiamo. Quanto è larga una strada di campagna per una lumaca che deve trascinarsi dietro tutta se stessa?

venerdì, aprile 13, 2007

Oggetti in via d'estinzione

Questo è un argano. Anzi, mi correggo, è uno degli ultimi argani del mio paese. Quand'ero piccola il mare odorava di conchiglie appena pescate e mio nonno e mio padre lasciavano per me, in un lato della barca, un secchiello blu ripieno di misteri. Erano stelle marine, ossi di seppia, gusci di cozze, cavallucci, alghe e cucciole. Le loro mani alla fine della giornata sapevano di salsedine e ricordo la faccia buona e scura di mio nonno quando sotto il sole del giardino ricuciva con un filo verde chiaro di nilon metri e metri di retine.
Quando ero piccola era tutto grandissimo e gli argani popolavano ogni pezzetto di spiaggia del mio paese. La loro storia è antica, il loro legno odoroso e umido ha resistito a tanti strattoni, armeggi e tirature, ma sembra soccombere di fronte ad un porto che non è mai esistito e a delle barchette che sono scomparse o migrate altrove. Dovrò essere brava a convincere mio padre a raccontarmi quella storia, perchè qualcun altro la possa ricordare.
Gli argani di Porto Recanati sono pezzi in via d'estinzione, me ne metterei uno in casa per poterlo salvare, mi sembrerebbe di prendermi cura di un piccolo pezzo del mio passato. Mi viene in mente un passaggio di Veleggiando, un libro a cura di G. Perfetti sulla storia delle vele delle barche antiche di Porto Recanati: "nipote di un pescatore che a detta di mia madre era il primo a partire e l'ultimo a tornare, un pò per i racconti delle sue stravaganze, un pò perchè quel nonno io l'ho amato e con lui per la prima volta sono uscito in mare a cinque anni, ho sempre desiderato conoscere meglio il mondo di quegli uomini-marinai che ci hanno trasmesso tanto orgoglio di essere nati a Porto Recanati". Questo paragrafo, come l'argano, lo sento proprio mio.

Foto: letiziajp ©

martedì, aprile 10, 2007

giovedì, aprile 05, 2007


Musica Nuda

Dopo l’esordio il 28 febbraio al Teatro Sociale di Mantova con il “Jan Garbarek Group”, il Mantova Jazz 2007 si sposta nel comune di Marmirolo, con l’esibizione, al Teatro Comunale, di “Petra Magoni & Ferruccio Spinetti”, mercoledi 4 aprile.
Numeroso il pubblico (c'ervamo anche noi!!) che ha riempito il piccolo teatro, per assistere all’esibizione del duo composto dall’eclettica cantante toscana e dal contrabbassista degli Avion travel, capaci di reinterpretare classici della musica pop, e non solo, passando da Lennon-McCartney a Monteverdi, fino ad arrivare a Sting, Lucio Battisti e la Rettore. Il tutto viene rivestito da nuovi arrangiamenti e sonorità essenziali, dati solo dal contrabbasso di Spinetti, e dalla maestosa capacità vocale della Magoni, che riescono a ridare originalità e profondità a quasi tutti i brani interpretati.
L’idea che ha dato il via a questo progetto musicale, nasce dal casuale incontro dei due artisti che nel 2003, nel giro di una giornata, registrano il loro primo disco, tutto contrabbasso e voce, chiamato “Musica Nuda” proprio per l’essenzialità dei suoni. Da qui parte un tour che tocca numerosi teatri in tutta Europa, alternandosi ai rispettivi impegni dei due artisti, l’uno con gli Avion Travel, l’altra con alcuni tra i più importanti artisti della scena Jazz italiana.

Intanto il Mantova Jazz 2007 continua fino al 15 maggio, promosso dall’ARCI provinciale di Mantova, dal Circolo del Jazz “Roberto Chiozzini”, dall’Assessorato alla Cultura e dai vari Comuni della provincia che ospitano gli spettacoli. Prossime date da non perdere....

IVAN

martedì, aprile 03, 2007

DIFFERENZIALI....(?)

Rientro da una settimana frenetica di lavoro, durante la quale mi è capitato per caso di parlare a più riprese della condizione della donna nel mondo lavorativo italiano. E mi sono trovata a difendere il fatto che la cosiddetta "differenza di genere" io proprio non la percepisco. Forse in questi pochi anni di gavetta sono stata fortunata, forse sono ancora ad un livello troppo basso per poterla percepire. O forse ...non esiste? Per lo meno non mi pare di averla mai vissuta a livello di differenziazione salariale o intellettuale. magari perchè ancora non ho famiglia e figli a carico? Forse. E allora mi pare che l'articolo riportato oggi dal Sole24ore dia una risposta più obiettiva e più vicina al mio sentire dalle abituali conversazioni sul tema della auspicata uguaglianza tra sessi (perchè uguali non siamo mai, figuriamoci tra sessi diversi....). Riporto gli spezzoni che mi sono sembrati più significativi, nel frattempo aspetto commenti, soprattutto dal gentil sesso (qualunque esso sia...!).

"In Italia i differenziali salariali di genere sono contenuti ed è la bassa occupazione femminile a rappresentare la manifestazione più evidente delle differenze di genere sul mercato del lavoro. Molti sono gli interventi auspicabili nel nostro paese, il cui gender gap è così elevato, il tasso di fertilità è tra i più bassi d'Europa e la cultura dominante non favorisce il lavoro femminile. Ci sono chiare indicazioni che la maternità e il tempo di cura dei figli e, dato l'allungamento della speranza di vita, degli anziani, giocano un ruolo cruciale nel definire la partecipazione femminile al mercato del lavoro, la sua durata assoluta, la sua continuità e i differenziali salariali. Questo suggerisce che la scarsa parteciapzione femminile al mercato del lavoro non è solo , o non primariamente, un problema di genere, ma un problema di ruoli e di assenza di strumenti che riconoscano il valore sociale del lavoro di cura. Per aumentare la parteciapazione femminile sarebbe più naturale sostenere il lavoro di cura [piuttosto che giocare sugli sgravi fiscali]

tratto da Sole24ore 3/4/2007

lunedì, marzo 19, 2007

Nelle città senza mare, chissà a cosa si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio?

Banana Yoshimoto Tsugumi

martedì, marzo 13, 2007

DIS-CARICHE

Qualche giorno fa ero seduta ad un tavolo di un caffè, parlavamo di viaggi, di passioni e di lotta alla povertà. E qualcuno provocatoriamente ha detto: "Ma se tutti i paesi poveri raggiungessero il nostro livello di sviluppo, con il tasso di inquinamento mondiale attuale dove andremmo a finire?".
Come se i paesi poveri solo per essere tali fossero dei paradisi intatti di sostenibilità ambientale...la povertà non permette a tutti di avere a fine giornata un pasto decente, un mezzo di trasporto, un diritto protetto, un minimo livello educativo per non parlare di quello salariale. Ma al contempo la povertà è permissiva in tanti altri campi, uno di questi è proprio quello delle legislazioni ambientali. Perchè un paese povero è spesso agli ordini di un'èlite di contabili d'azienda, che considerano che sia molto più economico comprare automobili europee anni 80, altamente inquinanti, e alimenti scartati per normative sanitarie "troppo" stringenti. Ovvio, per quegli stessi paesi europei, che di tanti materiali obsoleti o banditi dal mercato alimentare non sanno più che farsene, è molto più facile liberarsene in maniera produttiva: vendendoli ai paesi in via di sviluppo. Notizia di pochi giorni fa: il riso ogm Bayer rifiutato dall’Unione Europea, a causa della presenza di sostanze cancerogene rilevate dalle autorità sanitarie di Bruxelles, è finito in Messico, che a sua volta l'aveva comprato dagli Stati Uniti. Solo 17 anni fa il Messico produceva tutto il riso che consumava: il settore dava lavoro a 25 mila contadini che seminavano poco più di 250 mila ettari; oggi si coltivano appena 65 mila ettari, e i produttori di riso sono poco meno di 5.400. Uno a caso dei tanti effetti del trattato di libero commercio dell’America del Nord (Nafta) in vigore dal primo gennaio 1994 tra Canada, Messico e Usa. Lo steso dicasi per il nuovo Trattato che sempre gli USA hanno firmato con i paesi del Centro America.

Della povertà dobbiamo preoccuparci ma non certo per le questioni ambientali che potrebbe generare un eventuale sviluppo globale. Quanta ipocrisia c'è nel dire che la povertà crea asservimento? Paesi interi sono diventati discariche redditizie di ciò che non ci serve più. Alla faccia della cooperazione internazionale e di una crescita attenta alla sostenibilità...

La "nuova" coscienza di Zeno

Ci pensavo proprio ieri mentre ero in farmacia, in coda per la consueta "curetta da cambio di stagione". Mentre aspettavo pazientemente il mio turno sono stata sopraffatta dalla molteplicità di scatole che occhieggiavano tra gli scaffali: 200 prodotti diversi per la cura del raffreddore, 150 per l'igene intima, altrettanti per la digestione, gonfiori di pancia, borse sotto gli occhi, mal di testa e nevralgie. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata: ma come facevamo prima che scoprissero che stiamo così messi male? Sbam, il marketing aziendale ha fatto centro, le medicine esistono e sono tantissime, ergo altrettante devono essere le rispettive malattie. FUORI DA OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, siamo degli esseri irrimediabilmente malati.

Per fortuna la farmacia da qualche tempo ha installato la macchinetta salvacode, esattamente come al banco dei salumi del supermercato. Perchè avere 20 numeri davanti a me mi ha permesso di pensarci su, evitandomi di comprare un cestello di inutili e ugualissimi saponi antibatterici. E rendermi conto che a volte, con questo nostro occidentalissimo terrore della caducità, diventiamo le prede perfette di un azzecato bombardamento pubblicitario. Se per caso di fronte a tante cianfrusaglie mediatiche ci rendessimo conto conto che solo l'effettiva necessità può creare il rimedio, e non viceversa, ci concederemmo il tempo di sfogliare questo libro. Jörg Blech potrebbe anche essersi sbagliato, ma una cosa inappellabile mi sembra che l'abbia capita: la nostra salute rischia di essere svenduta agli interessi poco occulti che girano attorno alla medicalizzazione della nostra società.

Jörg Blech, "Gli inventori delle malattie. Come ci hanno convinti di essere malati", Edizioni Lindau

lunedì, marzo 12, 2007

DIANE ARBUS


Un film onirico e tenero, che sa dipingere la morte come la continuazione acquosa della vita, immortalando con una lente tutta interiore la vita di una donna peculiare e fragile che ha cambiato il modo di concepire la fotografia, in un'America ancora poco propensa a vedere nel "diverso" soltanto un aspetto imprescindibile della molteplicità dell'esistente.



"Most people go through life dreading they'll have a traumatic experience. Freaks were born with their trauma. They've already passed their test in life. They're aristocrats." Diane Arbus (1923-1971)

lunedì, marzo 05, 2007

E' stata una vertigine

Può capitare che le dita siano due: l’indice e il medio. Allora è come se si sfiorassero due antenne: le antenne di due formiche che si sono incontrate lungo il loro sentiero, di due api che si sono incrociate in volo e, nel modo che è proprio di quegli insetti, avessero preso a scambiarsi informazioni.


Maurizio Maggiani, E’ stata una vertigine

Platea C26, Posto 10-11

DAVE MATTHEUS - an acustic evening...


Milano, 4/3/2007, Teatro Dal Verme

venerdì, marzo 02, 2007

L'acqua calda è come una coperta

La caldaia è entrata nella mia vita solo quando ha smesso di funzionare. Ci ho messo 4 mesi di docce alternate gelata/tiepida/gelata prima di decidermi a correre ai ripari. 4 lunghi mesi di colpettini, giramento di rondelle, misurazione artigianale della pressione, monologhi appassionati con il pannello di controllo e tanti, tanti scongiuri ogni volta che, con l'inverno fuori, mi accingevo ad aprire il rubinetto. Durante i primi 3,5 mesi ho sviluppato una tecnica olimpica: i primi 7 secondi di acqua calda erano per bagnarsi, i successivi 5 di acqua fredda per insaponarsi, sperando ardentemente che nella fase di risciacquo, l'alternanza caldo-freddo fosse arrivata nella tappa "caldo". Quasi mai è stato così. E allora ieri mi sono decisa e ho chiamato un gentilissimo tecnico, il quale in 5 minuti ha smontato la mia caldaia, cambiato un microscopico pezzetto di cilindrico ferro detto termocopia e strappato una ricevuta da 66€, prima di lasciarmi con la minacciante esortazione "dica ai suoi padroni di casa di chiamarmi per la manutenzione annuale, altrimenti se le fanno un controllo si becca una bella multa dalla regione". Controllo annuale. i padroni di casa rimbalzano su di me l'arduo compito. Non ho mai avuto a che fare con una caldaia e in pochi mesi è diventata il mio cruccio giornaliero. E adesso che ho risolto il problema del termometro arriva lo spauracchio della regione. E il dubbio è, quando sei in affitto, A CHI CAVOLO SPETTA RICHIEDERE LA MANUTENZIONE?

Per oggi troppe emozioni, la regione può anche aspettare che prima mi goda il frutto dei miei ex 66€. Trentacinque minuti di ininterrotta doccia bollente, che mi hanno fatto pensare che una volta tanto sarebbe stato difficile uscire. Se non mi fosse successo non l'avrei mai pensato, l'acqua calda è come una coperta di lana in pieno inverno...

mercoledì, febbraio 28, 2007

Di anonime muraglie


Genova, febbraio 2007 - Letiziajp ©

Sono solo dettagli?
























Genova, febbraio 2007, letiziajp ©

martedì, febbraio 27, 2007

Pochi mobili infarinava la luna: un tavolino, un rustico canterano a tre cassetti dipinti di un viola che il chiarore anneriva, una poltrona ricoperta di sbiadita stoffa marrone, e dietro, sulla parete, il rustico scaffale dove si accalcavano file di libri... Ogni bacio mi feriva, mi lacerava, ma non come una pietra che infrange vetri, bensì come un ciottolo che cadendo nell’acqua provoca cerchi concentrici, e io nuotavo disperato, prigioniero nelle areole della frenesia, per salvarmi davo bracciate verso una sponda irraggiungibile e, al tempo stesso, desideravo che i cerchi concentrici non finissero, non finissero mai, consapevole, tuttavia, che ogni pietra è momentanea, ogni minuto fugace, ogni gioia passeggera, e che poi non rimane memoria sull’acqua.

(Manuel Scorza, La danza immobile)

venerdì, febbraio 23, 2007

giovedì, febbraio 22, 2007

Politica. Estera o Estranea?

Ogni odissea pone l'interrogativo sulla possibilità di attraversare il mondo facendone reale esperienza e formando così la propria personalità; la domanda se Ulisse - specie quello moderno - alla fine torni a casa confermato, nonostante le più tragiche e assurde peripezie, nella propria identità e avendo trovato e ribadito un senso dell'esistenza, oppure se egli scopra soltanto l'impossibilità di formarsi, se egli perda per strada se stesso e il significato della sua vita, disgregandosi anzichè costruirsi nel suo cammino. (Claudio Magris - L'infinito viaggiare)

Anche la nostra politica sembrava essersi messa in viaggio. Ma nessuno si era messo d'accordo con gli altri sulla destinazione finale. E l'odissea ha di nuovo inizio...

martedì, febbraio 20, 2007

Cuciture


Borgo Valsugana - febbraio 2007, letiziajp ©

giovedì, febbraio 08, 2007

Cecità


...la vecchia dovrebbe essere contenta, così non dovrà condividere con altri le sue galline e i suoi conigli, dovrebbe esserlo, ma non lo è, dagli occhi ciechi le spuntano due lacrime, per la prima volta si è domandata se avesse una ragione per continuare a vivere. Non ha trovato risposta, le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie, come del resto succede spesse volte che il rimanere semplicemente ad aspettarle sia l'unica risposta possibile. (
José Saramago, Cecità)


Terribile questa incursione di Saramago nel significato più profondo dell'agire umano. Perchè non descrive nessun ghetto, nessun particolare, nessun momento specifico della storia. Narra semplicemente di quella nostra fragile natura animale, quell'essere ciechi di noi stessi di cui non ci accorgiamo mai, finchè la luce rimane accesa, accessibile, fuori di noi. Ma è solo quando la luce si spegne ai nostri occhi per accendersi dentro, a mostrarci cosa siamo realmente, che l'autentica cecità ha finalmente fine...

mercoledì, febbraio 07, 2007

Anche la rappresentazione
del mondo, come il
mondo stesso, è opera
degli uomini, i quali lo
descrivono dal loro punto
di vista, confondendolo con
la verità assoluta.

Tan-go


Buenos Aires, gennaio 2007, foto: letiziajp ©

martedì, febbraio 06, 2007

Sulla via del ritorno

L'aereoporto di Madrid è un brulicare di gente in transito. Seduti in un angolo di un caffe tiriamo le somme di cio che è stato di questa missione di Cassa Padana che in una decina di giorni ci ha portato in Ecuador, Argentina e Perù. Mi ripassano davanti agli occhi tanti immagini scomposte, paesaggi tropicali, montagne spoglie, caos di strade, fango e nebbia. Poveri, ricchi, funzionari d'alto rango, cooperanti,venditori ambulanti, gente che vende quello che puó agli incroci di semafori e caffè. Quanta umanità in questi pochi, ricchissimi giorni! Quante storie, quanti pezzi di vita che toccandomi mi hanno costretto a guardarmi dentro, per cercare risposte a tutti gli interrogativi inespressi di questo viaggio. Perchè siamo venuti fin qui? Perchè tante contraddizzioni, pesanti,stridenti, convivono in forme e modi diversi in tutti i paesi che abbiamo incontrato?

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venerdì, febbraio 02, 2007

Baires y Yo

Se ne è parlato tanto, i progetti che un tempo sembravano solo imprecisate utopie si stanno poco a poco concretizzando, vestendosi di date, azioni, partenze. L’Argentina, terra distante, sta generando aspettative. E come sempre alla vigilia di un grande viaggio, l’immaginazione si mette in moto per anticipare i contorni del paesaggio, il suono della lingua, le architetture e i colori della capitale. Io mi porto dentro l’esperienza di un anno trascorso tra Buenos Aires e le interminabili e polverose strade dell’interno del paese, ed oggi, alla vigilia di un nuovo ritorno, mi chiedo cosa ritroverò dell’Argentina che ho lasciato, esattamente un anno fa.
I giornali parlano da tempo di una ripresa stupefacente. E' il terzo anno consecutivo che la crescita dell’Argentina prosegue costante, ad una media del 9%. La disoccupazione è diminuita, le esportazioni aumentate, le principali riforme del sistema finanziario già in atto. All’indomani della crisi del 2001 si era parlato di positivo rimbalzo congiunturale, dovuto alla svalutazione del peso rispetto al dollaro. Oggi i numeri parlano di una crescita che si va consolidando e di una società che finalmente prende fiato. Ma è davvero così?

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sabato, gennaio 27, 2007

Panamericana, la ruta de las Americas

La Panamericana è una strada lunga e idealmente dritta, che come un filo ben teso attraversa le americhe dall’Alaska alla Terra del Fuoco, passando per il caldo e il freddo, gli inverni brevi e le estati tropicali, ironicamente unendo a guisa di cicatrice l’America dei conquistadores a stelle e strisce e quella latina delle battaglie per la revolución.
La Panamericana senza buche e senza strettoie, che dopo un veloce tratto abbiamo abbandonato per infilare la strada sterrata in direzione di Ambato, nella provincia di Tungurahua, ancora nel cuore andino dell’Ecuador. Andiamo a visitare la sede della cooperativa di credito locale, “El Calvario”, nome di certo evocativo, chissà se per la storia passata dei suoi fondatori o per la fatica della salita che bisogna fare per arrampicarsi fino al paese da fondo valle.
Il paesaggio è cambiato. Lasciata alle spalle la nebbia e l’asprezza dei monti intorno a Riobamba, nel Tungurahua ondeggiano le palme e le fronde degli alberi da frutto, tutti i microclimi dell’Ecuador, non mi stupirei se alla prossima curva incrociassimo ulivi secolari...

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giovedì, gennaio 25, 2007

Italia-Ecuador, nuovi accordi

Lungo il tragitto facciamo spesso soste fuori programma, per visitare le comunità che incontriamo ai lati della strada. Immancabilmente nugoli di bambini ci corrono incontro, per fermarsi a qualche passo, intimiditi ma anche spavaldi, corteggiandosi sul riflesso delle nostre macchine fotografiche. Sono tanti e sono sempre più piccoli della loro effettiva età, i bambini delle comunità indigene delle ande ecuadoriane. Coloratissimi e rossi in volto, coi capelli intrecciati coperti da buffi cappelli, i tradizionali copricapo a punta che ricordano la sagoma di un minuscolo vulcano. I bambini dell’Ecuador sono l’anima di questo paese, lo specchio di tutte le immagini che abbiamo visto in questi anni di progetto Microfinanza Campesina. Ma è solo in questi giorni che mi sto rendendo conto della vita che si svolge dietro quelle fotografie, vita che in queste comunità isolate è fatta di poche case grezze, strade polverose, pavimenti di terra, spazi stretti equamente divisi tra la famiglia e i cuyes, i porcellini d’india tipici di queste zone. Mi guardo intorno e leggo negli occhi dei miei compagni di viaggio la stessa inespressa domanda: come possono vivere così?

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Foto: letiziajp ©

Riobamba, primo giorno in Ecuador


L’Ecuador è prima di tutto paesaggio, ho pensato mentre l’autobus si intrufolava tra la nebbia cercando di raggiungere in tempo la comunità dove eravamo diretti stamattina, lunedì 22 gennaio, il mio primo giorno in Ecuador.Siamo atterrati domenica sera che faceva già buio dopo un viaggio lento di cui non ricordo nulla che valga la pena di annotare. Tranne la signora brasiliana seduta accanto a me, che ha passato tutte le 12 ore di volo sfogliando una vecchia bibbia e mormorando preghiere, cosa che non ha fatto che amplificare l’ansia per il profondissimo vuoto sotto i miei piedi. Il giorno dopo, quando di buon mattino...

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Foto: letiziajp ©

lunedì, gennaio 15, 2007

Il viaggio è Strasburgo, Ecuador, Argentina e Perù

Dopo tanto aggiustare e piegare magliette nell'armadio è (finalmente?) ora di riaprire le valige, riempirle d'aria e di buoni pensieri, che di viaggio ho vissuto finora e dal viaggio vorrei ripartire, chissà verso quali geografie. Pare che debba dimostrare che sono "capace di lottare ferocemente per realizzare i miei sogni, anche quando sono un po' perplesso". Perplessa lo sono, ma in fondo, ho di nuovo quel formicolio dentro che è anticipo del familiare stupore che accompagna ogni atterraggio. Vorrei solo inventare un modo per riempire in due la stessa valigia, pur facendola restare leggera, leggera...

Voglio tatuarmi l'infinito...

Cancro (21 giugno - 22 luglio)

Se non sarai respinto o rifiutato almeno una volta all'inizio del 2007, probabilmente vuol dire che non ti stai sforzando abbastanza. La vita muore dalla voglia di insegnarti come si fa a non arrendersi mai. Gli dei del successo non ti daranno una medaglia al valore, e meno che mai una maggiore dose di intelligenza, finché non avrai dimostrato che sei capace di lottare ferocemente per realizzare i tuoi sogni, anche quando sei un po' perplesso. Ecco una formula che potrà tornarti utile durante il tuo eroico (ma divertente) cimento: trova un modo per coordinare i tuoi desideri spirituali con la tua rabbia creativa. Ed eccoti un altro consiglio: impara a individuare e a sfruttare il fertile caos che si mescola e si confonde con il vecchio caos.

Dal brillante oroscopo di Rober Brezsny, Internazionale.it

venerdì, gennaio 12, 2007

La nuova arrivata in casa R.- P.


E' in viaggio. Dopo tanto rimurginare, navigare, sviscerare, argomentare, blaterare, spintonare, lasciastare, tipregofammelaarrivare, ci siamo. Sta arrivando e non vediamo l'ora di farle spazio in tutte le valigie da qua ai prossimi 2000 megapixel. La nostra Panasonic Lumix TZ1. L'unico rimpianto è il fiocco blu...

mercoledì, gennaio 10, 2007

Buio


"Dialogo nel buio", da un'idea del giornalista tedesco Andreas Heinecke

martedì, gennaio 09, 2007

Mal comune....

Una guerra può fare molte cose. Può distruggere un paese,strappare un bambino dalle braccia della madre, tirare fuori un uomo da un ragazzo ed ispirare le legioni ad unirsi in una voce sola. Durante la guerra del Vietnam, i Baby Boomers unirono la loro voce e si moblitarono contro un governo che sentivano li stesse ingannando. Ma con la generazione odierna, quella voce si è incrinata. Dall'inizio alla fine della guerra in Iraq, la Generazione Y ha mostrato una forma di attivismo politico molto differente rispetto a quella dei suoi genitori. Invece di mobilitarsi, la maggioranza ha scelto di sedersi e di aspettare. Ma che cosa? Un cambiamento? Qualcosa di meglio? Qualcun altro che risolva il problema?Benchè alcuni sostengano che il silenzio deriva da una mancanza di interesse, altri, incluso Herb Asher, professore di scienze politiche all'Ohio State University, sostiene che la questione è se ritengano interessanti e stimolanti le premesse. La mia impressione è che gli studenti siano indubbiamente impegnati per migliorare la società, ma in maniera differente, invece di trovare nella politica il percorso verso il cambiamento sostiene Asher. Aggiungendo che sebbene la generazione Y sia considerata la più acculturata nei termini di educazione formale, diversi studi hanno indicato che è la meno informata e la meno portata ad ottenere informazioni da fonti valide. (The Daily Reporter - Ohio - Usa)

Fonte: FairWatch

lunedì, gennaio 08, 2007

Questo è un sondaggio

Per cercare di capire perchè è difficile ottenere un lavoro part-time . PERCHE' per lavorare 4 ore al giorno devo avere almeno sette figli minorenni da accudire, un parente bisognoso, una malformazione fisica e il verdetto finale è comunque a pura discrezione del mio datore di lavoro? Eppure, a pensarci bene, potrei macinare la stessa mole di manzioni nella metà del tempo, e non perchè io sia poco efficiente, ma semplicemente perchè è scientificamente assodato che la concentrazione cala dopo qualche mezzoretta passata a fissare il PC. E poi lo sanno tutti, meno tempo hai a disposizione più cresce la tendenza ad organizzarti (questo non è scentifico ma nel mio caso è pertinente...se mi date due giorni per studiare una lezione giurateci che mi ci metto alla 23° ora del secondo giorno...).
Mi viene in mente che forse non ci considerano abbastanza adulti, forse non si fidano a concederci la tanto declamata flessibilità. Se invece di considerare flessibile chi è costretto a saltare da un lavoro all'altro per mancanza di contratti stabili, applicassero la flessibilità al tempo da dedicare al lavoro, ho l'impressione che ci troveremmo di fronte a compiti svolti meglio e con maggiore passione. O forse mi sbaglio. E' economicamente più redditizio considerare tutti i lavoratori come una massa di scalmanati e applicare a tutti le stesse regole, piuttosto che vederli come singoli cervelli con i quali decidere un piano che si adatti alle mansioni/esigenze/capacità di ognuno. "Più lavori, più produci, più guadagni". A parte il fatto che non sono così sicura dell'infallibilità dell'equazione, la seconda cosa che mi viene in mente è: dov'è la fregatura? Ovvero: cosa perdi nel frattempo?

PS: Si accettano suggerimenti (su come ottenere un lavoro part-time e convincere il capo che si tratti della migliore opzione possibile..)

venerdì, gennaio 05, 2007

That fat old sun...

When the fat old sun in the sky is falling
Summer evenin' birds are calling
Summer's thunder time of year
The sound of music in my ears
Distant bells new mown grass
Smells so sweet
By the river holding hands
Roll me up and lay me down

(And if you sit don't make a sound, Pick your feet up off the ground. And if you hear as the warm night falls. The silver sound from a time so strange, Sing to me, sing to me)

Musica: Pink Floyd
Foto: Ivan/Gigi

mercoledì, gennaio 03, 2007

Partire senza andare lontano

Scorrendo rapidamente le testate dei miei giornali preferiti mi pare di capire che anche se l'anno è nuovo di zecca i contenuti non sono cambiati poi tanto. Come il gomitolo di Penelope, che rimpiccioliva di giorno e tornava ad incicciare la notte, quando la moglie fedele sfasciava la tela in attesa di tempi migliori. Per fortuna Ulisse arrivò e la tolse dall'imbarazzo di un gomitolo bulimico, ma sulla scena internazionale, mi chiedo, chi stiamo aspettando? Forse qualcuno che parli a voce più alta degli altri o forse gente che sappia ascoltare e prendere nota. Forse aspettiamo soltanto una memoria infinita, che inorridisce sempre e indiscutibilmente di fronte a tutti gli orrori, senza farne una questione di differenze. E io che blatero tanto, che posso fare? Le parole servono a poco ma a volte si infilano in posti impensabili, e allora perchè non tentare?

Inizio l'anno segnalando un libro che mi pare degno dei viaggi del prode Ulisse: "Viaje a Repsolandia" di Marc Gavaldá, la storia di un pellegrinaggio volto a capire e raccontare l'impatto del petrolio provocato dall'azienda petrolifera Repsol in giro per il mondo. Pare che l’impresa petrolifera ispano-argentina Repsol YPF sia chiamata a rispondere davanti alla legge in Bolivia, Ecuador, Argentina e Colombia. In Bolivia la multinazionale è accusata di contrabbando, falsificazione di documenti e omicidio; in Ecuador di evasione fiscale, in Argentina d’inquinamento ambientale, mentre in Colombia di finanziare gruppi paramilitari. Ho dato un'occhiata al sito della multinazionale, dove con sommo stupore ho trovato un'intera sezione dedicata a raccontare l'impagno dell'impresa in azioni di responsabilità sociale, rispetto dell'ambiente, difesa della cultura. Inquietanti virtuosismi se si tratta di rifarsi una dignità. Chissà dove ci porterà Gavalà una volta arrivati all'ultima pagina del suo libro. Magari a guardare più lontano. Magari a cercare anche sotto il nostro naso, il significato più intimo di tutte le cose.

Punti di vista cercasi


Foto: letiziajp ©

martedì, gennaio 02, 2007

2007, ne farei un anno su misura per me

Nè troppo grande nè troppo piccolo, giallo sole d'estate se devo dargli un colore. Un anno in cui vorrei esserci, ma senza correre troppo, un anno fatto di giorni speciali, di gite in campagna, di panini al formaggio e di viaggi intercontinentali, un anno con momenti di solitudine e istanti di totale abbandono, di ghiaccioli alla menta e d'acqua salata, di pianti e risate e di giravolte mentali. Un anno lungo quanto basta, che non passi senza passione, un anno che non ne contenga 50, da cui pretendere il giusto e a cui dare sempre un pò in più, un anno di amicizie protette e di sogni condivisi, perchè non rimangano solo imprecisate utopie. Un anno, insomma, di concretezza fatta di cose piccole, come tanti passi percorsi con calma, che tanto è solo avanti che possiamo andare e allora è meglio farlo col dovuto distacco. Perchè sia un anno fatto di giorni pieni e rotondi, che le date son solo numeri per ricordarci dove siamo stati e i ricordi solo storie che ci fanno vivere il presente tutti interi, a raccontarci quello che siamo. Ecco il mio anno, giallo limone, con la buccia biologica che si può mangiare e grattare nei dolci per lasciare un sapore. E per sottolineare la ventata di novità, il mio blog ha cambiato vestito e io mi chiedo curiosa, il vostro, che anno sarà?

mercoledì, dicembre 20, 2006

PAUSA



...non è ancora Natale, ma me ne vado a casa e allora, finalmente, Pausa! e per un pò lascio il mio blog senza parole...ve ne lascio qui qualcuna che vi faccia compagnia fino a gennaio, che di tetto in tetto vi getti nel camino tanta tanta serenità...
Foto: letiziajp ©

lunedì, dicembre 18, 2006

Scontate, inquietanti...ammissioni

Nel maggio 2004, Greenpeace aveva denunciato l'utilizzo da parte della Commissione Europea di compensato proveniente dal taglio illegale delle foreste indonesiane, che ospitano gli ultimi oranghi, specie minacciata di estinzione. All'epoca, per stessa ammissione delle autorità indonesiane, la maggior parte dei prodotti in legno del Paese era di origine illegale.
Dopo oltre due anni la Commissione ammette che Greenpeace aveva ragione. Per i lavori di ristrutturazione della propria sede, il palazzo di Berlaymont, a Bruxelles, è stato utilizzato legname fornito da imprese note per il commercio di legno illegale. Questo rappresenta una violazione nelle norme che richiedono l'impiego di legno certificato come proveniente da gestione responsabile delle foreste. Il vice presidente della Commissione Kallas ha confermato l'impiego di compensati non certificati proprio per la sala riunioni della Commissione e gli uffici di Barroso.

Fonte: [fair]watch

venerdì, dicembre 15, 2006

Un nuovo mondo inizia dai bambini...

Nasce il primo fumetto equo solidale italiano!
Edita dal PIME e promossa da AssoBotteghe, la trilogia si intitola “La notte di San nessuno”. Il viaggio nel Sud del mondo, iniziato in Africa nel primo episodio e che terminerà in America Latina, conduce il protagonista, Nelson, alla conoscenza del mondo dello sfruttamento del lavoro minorile e dell'alternativa offerta dal commercio equo solidale. Il secondo episodio, intitolato "PallonAsia",è già sul mercato e questa volta Nelson dovrà liberare i bambini sfruttati per la produzione di palloni da calcio in Pakistan.
E' possibuile trovarlo in tutte le Botteghe del commercio equo del territorio nazionale, oppure nella libreria della sede del Pime, in via Mosè Bianchi a Milano, al modico prezzo di 5 euro, per 45 pagine piene di colori, equi e solidali.

Tratto da: Metamorfosi

martedì, dicembre 12, 2006

11 settembre 1973 - 10 dicembre 2006

Il dittatore Augusto Pinochet ha governato in Cile dal 1973 al 1990, dopo aver estromesso con un colpo di Stato il governo del presidente Salvador Allende. Sotto il suo regime sono stati denunciati migliaia di casi di violazioni dei diritti umani. Secondo il rapporto della Commissione Rettig, reso noto nel 1991, 3196 persone morirono a causa della violenza politica durante il suo regime. Di esse, 1185 rimangono tuttora "scomparse". Lo Stadio nazionale e Villa Grimaldi, dove l'attuale presidente Michelle Bachelet e sua madre vennero detenute nel 1975, furono i centri di prigionia più usati dal regime di Pinochet. Villa Grimaldi è ora stata trasformata in un centro alla memoria.
Dal 1988, Augusto Pinochet era stato accusato di numerosi casi di violazioni dei diritti umani ma i procedimenti si sono scontrati con ostacoli legali, soprattutto l'impunità di cui egli godeva come ex presidente e senatore e le sue condizioni di salute. I suoi avvocati hanno sempre sostenuto che non era in grado di prendere parte a un processo. Pinochet, era sotto accusa nel contesto di un'inchiesta di natura finanziaria (il caso Riggs) e di cinque inchieste riguardanti i diritti umani: il centro di detenzione di Villa Grimaldi, l'Operazione Colombo, l'Operazione Condor, la Carovana della morte e il caso Prats. Alcune decine di persone, appresa la notizia, si sono radunate davanti all’ospedale cantando, in lacrime, l’inno nazionale e stringendo al petto vecchie foto. Un gruppetto che però è andato crescendo di ora in ora, fino a contare circa quattromila persone. Ad accomunarle, un'altra visione dei fatti: Pinochet è stato un salvatore, colui che ha evitato che il Cile si trasformasse in una seconda Cuba.
Non gli saranno concessi funerali di stato.

Foto: © North American Congress on Latin America

The Truman show...

"As President Truman said, The responsibility of the great states is to serve and not dominate the peoples of the world.
He showed what can be achieved when the US assumes that responsibility. And still today, none of our global institutions can accomplish much when the US remains aloof. But when it is fully engaged, the sky is the limit.
These five lessons can be summed up as five principles, which I believe are essential for the future conduct of international relations: collective responsibility, global solidarity, the rule of law, mutual accountability, and multilateralism."

Tratto dal Discorso d'addio di Kofi Annan dal Segretariato generale delle Nazioni Unite

Queste giostre d'una volta ci piacevano di più...


















Bruxelles, Place Sainte-Catherine, 2/12/2006

Foto:letiziajp ©

giovedì, dicembre 07, 2006

La Levi's lancia sul mercato un modello di jeans completamente ecosostenibile, dai materiali ai processi produttivi. Il cotone è 100% organico, i bottoni sono in cocco, la tintura è indaco naturale, i finissaggi sono fatti con sapone di Marsiglia e amido di patate. Non solo: i materiali grezzi provengono da Turchia ed Europa, mentre i jeans vengono prodotti in Ungheria, evitando così lunghi trasporti e diminuendo l'impatto sull'ambiente. Per ottenere la certificazione Eko Sustainable Textile del Control Union, è stata creata una specie di fabbrica nella fabbrica, con macchinari separati e puliti e impiegati addestrati a un controllo minuzioso
Fonte:E-Gazette

mercoledì, dicembre 06, 2006

Il costo sociale delle privatizzazioni

I rapporti di Social Watch mostrano che la privatizzazione dei servizi di base è una scelta politica rischiosa che può danneggiare i gruppi vulnerabuili ed impedire la realizzazione di un contratto sociale in grado di promuovere l'equità. Nella maggior parte dei casi la privatizzazione è in primo luogo una misura macroeconomica per limitare il bilancio o ridurre il debito. Per molti governi ai quali il Fondo Monetario Internazionale chiede di mettere in ordine i bilanci, privatizzazione significa entrate, non riduzione della povertà. Tuttavia, nei servizi di base (acqua, sanità, istruzione, reti elettriche...) il trasferimento del monopolio naturale ad una società privata determina spesso un aumento dei prezzi, soprattutto quando manca un regolatore capace e autonomo, come accade (soprattutto ma non solo) nei paesi in via di sviluppo con istituzioni deboli. Ma i tagli al bilancio e gli incentivi ai fornitori privati per attirare gli utenti più facoltosi, impongono una scarsa qualità e un accesso limitato a coloro che non hanno risorse: le privatizzazioni indiscriminate snelliscono i bilanci a discapito dei più poveri. Le persistenti difficoltà a far aggiungere sussidi a coloro che ne hanno veramente diritto, rendono inapplicabile un approccio di tipo assistenzialista in quei paesi che non dispngono di valide risorse per individuare e registrare i poveri. Sembra allora più giusto chiedersi: perchè fornire scarse risorse pubbliche ad un'impresa che cerca di fare i maggiori profitti possibili, piuttosto che tentare di riformare anzitutto il servizio pubblico esistente? Parliamone...

(Tratto da Privatizzare i servizi. Il costo sociale Social Watch, rapporto 2003)

martedì, dicembre 05, 2006

E' nata Finanza Etica

Popolis festeggia la nascita di "Finanza Etica", una nuova sezione voluta per pensare e sviscerare le esperienze legate ai nuovi modi di fare finanza e sviluppo. Se vi viene voglia di condividere, scriveteci!

info@popolis.it

La geografia della responsabilità

La Nike, dopo anni e anni di campagne di pressione, ha ammesso che i propri palloni, in particolare quelli usati nel campionato inglese di cui è fornitore ufficiale, siano cuciti anche da bambini. Non solo: secondo il Guardian la Nike sta per rescindere i contratti con il suo principale produttore di palloni in Pakistan, la Saga Sports. Gli attivisti esultano, anche se il venir meno della cospicua fornitura pakistana potrebbe portare la Nike a rivolgersi in tutta fretta da nuovi fornitori cinesi, sui quali il lavoro degli analisti di responsabilità sociale si annuncia non meno arduo.

Fonte: [fair]watch

domenica, dicembre 03, 2006

giovedì, novembre 30, 2006

"In una cultura nemica del sonno, schiacciare un pisolino ti fa sentire come se avessi rubato un pezzettino di vita tutto per te"

Kurt Kleiner, giornalista free lance

La cenerentola degli analcolici

Dal pallino di un mastro birraio tedesco, determinato a superare la crisi economica e ostinato a riuscirci con una bibita analcolica, nasce BIONADE, una bevanda dissetante, analcolica, a basso contenuto calorico e dulcis in fundo, biologica. Complimenti Leipold, a dispetto delle premesse pare proprio che tu ci sia riuscito... Nel 1998 Bionade è esplosa sul mercato tedesco dell'analcolico e oggi l'impresa bavarese non riesce a star dietro alla domanda, con all'attivo 22 milioni di bottiglie vendute solo nel 2005. E come in ogni favola che si rispetti, la Bionade non si fa tentare dalle adulazioni dei più potenti, rifiutando nello specifico la generosa offerta d'acquisto delle Coca Cola per "presentarci per quello che siamo". Il sogno di Leipold non si esaurisce comunque nel valore della sua impresa, oggi stimato attorno ai 100 milioni di euro. "Presto i contadini di Ostheim potranno produrre solo per Bionade. E presto tutto l'orzo biologico sarà coltivato nella regione del Rhon". E la piccola favola di uno sviluppo attento al benessere di tutti, pare essersi assicurata un futuro, analcolico e bio.

Per approfondire: "La bibita dei Sogni", Internazionale, 24 nov 2006

E venne il Cemento si magiò lo Smog...

Quando nel 1998 l’architetto americano Richard Meier venne incaricato di disegnare una chiesa in commemorazione dei 2000 anni della Cristianità, aveva richiesto al principale sponsor – l’Italcementi group – di lavorare alla produzione di un cemento speciale che risaltasse la bianca architettura della sua opera, minimizzando al tempo stesso la necessità di manutenzione.
Quello che Italcementi non sospettava all’epoca era che il nuovo materiale elaborato avesse un’altra peculiarità: “mangiare” lo smog circostante.
Secondo gli scienziati, test approfonditi hanno successivamente provato che materiale da costruzione contente biossido di titanio aiutano a distruggere gli inquinanti presenti nell’aria. Queste nuove sostanze rispettose dell’ambiente stanno venendo poco a poco testate in varie costruzioni sia in Europa che in Giappone. "Filosoficamente parlando, sarebbe meglio non generare affatto inquinamento piuttosto che studiare il modo per distruggerlo, in ogni caso è una tecnica utile per l’inquinamento atmosferico già esistente” afferma Howard Liljestrand, un esperto in chimica ambientale all’Università del Texas. Allo stesso tempo però, ammonisce sul fatto che il costo-beneficio di tali prodotti dipenderà dalla loro performance di lungo periodo, in quanto “i catalizzatori tendono a perdere la loro efficacia col tempo”. "E’ difficile dire se si tratti di una scoperta rivoluzionaria, ma siamo contenti del risultato” ha dichiarato Meier , aggiungendo che la maggior parte degli architetti cerca di usare materiali rispettosi dell’ambiente.
(Tratto da International Herald Tribune, segnalato da Moki.)

...rivoluzionario o no, speriamo che regga alla prova temporale, e che in futuro non sia necessario camminare appiccicati ai nuovi "monumenti ecologici" per poter respirare aria allo stato puro...

lunedì, novembre 20, 2006

Snackizzare, la nuova moda del mangiar sano...

Un po' com'è già successo anche da noi con l'insalata lavata e imbustata, uno dei successi industriali degli ultimi anni è stato quello della Crunch Pak, che ha fatto milioni di dollari affettando e imbustando mele. Giunta l'ora dell'aperitivo o davanti al nostro film preferito, molto più sano mangiare come automi decine di fettine di mele piuttosto che pacchetti di pop corn o patatine...i chili in eccesso ringraziano, ma la soddisfazione che ti dà il cronch della patatina davanti al grande schermo sicuri che sarà lo stesso? Ammettiamolo, ormai siamo tutti dei nevrotici ossessionati dalla forma che apprezzano anche il tempo che ci fanno risparmiare a sbucciare ed affettare una mela...direi complimenti, ci hanno letto dentro, bella trovata...

venerdì, novembre 17, 2006

Essere o non essere ragno?

"A dispetto di tutti i suoi tentativi, esperimenti e studi, finora la scienza non è riuscita a fabbricare un materiale con le stesse caratteristiche di quello secreto dagli aracnidi. Un vero peccato perchè la tela del ragno ha proprietà uniche: la sua resistenza allo stiramento è paragonabile a quella dell'acciaio, pur essendo molto più leggero e flessibile. Queste fibre riescono infatti ad annullare la spinta di un insetto catturato al volo, e si calcola che con un filo spesso come una matita si potrebbe anche trattenere un Boeing 747. Riuscire a riprodurre in maniera artificialeuna ragnatela permeterebbe di creare delle armature antiproiettili ultraflessibili e resistenti, ma questo materiale potrebbe essere utilizzato per costriure paracaduti e fili da pesca, o anche tendini e legamenti artificiali da utilizzare nei trapianti. L'industria tessile però è riuscita da tempo a fabbricare delle fibre simili a quella secreta dal baco, ma al contrario di quanto avviene per il baco, l'allevamento dei ragni per produrre in maniera industriale il filo è impossibile. Gli aracnidi, che sono animali generalmente territoriali, si divorerebbero tra loro. (...) Allora alcuni laboratori hanno puntato sulle differenze esistenti tra la fibra dei bachi e quella dei ragni, con l'obiettivo di insegnare ai primi a condurre una seta analoga a quella secreta dagli aracnidi...."
("Insegnare al baco ad essere ragno", il Sole24ore, 17/11/2006)

Come dire, visto che gli animali a fare le cose di cui hanno bisogno pare siano più bravi di noi, freghiamoli culturalmente, addestrandoli a fare qualcosa per cui non sono certo nati. E poi cosa arriveremo a chiedere al baco dopo averlo convinto di essere ragno?

giovedì, novembre 16, 2006

Lungo la Cresta Est del Monte Pizzocolo, ovvero la bellezza del mondo fuori dalla porta di casa....

"Sono protagonista di un divertente itinerario che porta alla vetta del Monte Pizzocolo, che dall’alto dei suoi 1.581 m, offre un ineguagliabile balcone panoramico sul Lago di Garda, permettendo, in giornate particolarmente terse, di spingere lo sguardo fino al Monte Rosa..." (Ivan R.)

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