giovedì, luglio 05, 2007

Home sweet Home

Mi è capitato di scoprire che il mio paese lo conoscono in tanti. Sarà per l’assonanza col “famoso poeta”, sarà per quel braccio di mare blu profondo cosi diverso dalle gettonatissime coste della riviera romagnola, cosi freddo, sassoso e duro nei giorni d’inverno. Portorecanati, il paese della mia infanzia.
L’ho sentito lodare per i suoi locali sulla spiaggia, le colline rotonde e ventose, il buon pesce, l’ombra scura del Conero a rompere l’orizzonte dritto della costa, il gomito sottile del nostro stivale. E di fronte a tanto entusiasmo, a tanto genuino stupore, mi sento ogni giorno più persa, disorientata, estraniata, come un Ulisse che al ritorno dall’eterno viaggio scopre che qualcuno ha raso al suolo la sua Itaca per farne un parco commerciale....

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Foto: letiziajp ©

4 commenti:

fabio ha detto...

Stai parlando di Porto Recanati e dei portorecanatesi... o del pianeta Terra e dei terrestri?

Letizia ha detto...

A prescindere che l'uomo sia lo stesso ovunque, preferisco evitare le generalizzazoni e limitarmi a quello che conosco, per averlo vissuto e non per sentito dire.
Che poi questo voglia dire non cambiare nulla nell'ordine delle cose del creato....chi sa....mi cullo nell'illusione che la libertà di parola non equivalga alla lotta del Don Quichotte contro i mulini a vento, ma possa essere anche un modo non violento di opporsi all'indifferenza generalizzata!

Gianfi ha detto...

Lo spirito di un'epoca appartiene a colui che lo vive e all'epoca stessa. Anche se questo spirito è passato continua. Bisogna saper trarre il meglio da ogni generazione.

Anonimo ha detto...

Tante volte passeggiando mi affiorano ricordi di luoghi e persone che si sono persi lentamente, la vecchia pescheria lercia ma vivida memoria di chi eravamo, la panchina sotto il tamericio di fronte al mare, la partitella di calcetto sopra la piattaforma dietro il Kursall..... Oggi solo palazzi, negozi e parcheggi a pagamento, tutto non appartiene più a noi, portorecanatesi dimentichi e dimenticati.