Prendiamo due persone, una con dei soldi da parte, l'altra con un'idea da farsi finanziare. I libri di tecnica bancaria ci insegnano che tra quelle due persone c'è un elemento in più - la banca - che accorcia le distanze e permette all'eccedenza del primo di contribuire al bisogno del secondo, senza che i due arrivino mai a guardarsi in faccia. Finora l'istituzione bancaria, piccola o grande che sia, è stata la regina incontrastata dell'intermediazione finanziaria. Da qualche anno a questa parte però, alcune esperienze originali - nate sull'onda di una relazione inversa tra il successo di Internet e la fiducia cittadina nel sistema bancario - ne stanno sfidando la supremazia.lunedì, febbraio 11, 2008
Se potessi avere 1000 lire al...
Prendiamo due persone, una con dei soldi da parte, l'altra con un'idea da farsi finanziare. I libri di tecnica bancaria ci insegnano che tra quelle due persone c'è un elemento in più - la banca - che accorcia le distanze e permette all'eccedenza del primo di contribuire al bisogno del secondo, senza che i due arrivino mai a guardarsi in faccia. Finora l'istituzione bancaria, piccola o grande che sia, è stata la regina incontrastata dell'intermediazione finanziaria. Da qualche anno a questa parte però, alcune esperienze originali - nate sull'onda di una relazione inversa tra il successo di Internet e la fiducia cittadina nel sistema bancario - ne stanno sfidando la supremazia.mercoledì, gennaio 30, 2008
Parabeni
Cosa sono? Non sostanze metafisiche, nè stupefacenti, nulla a che fare col bene comune, anzi. I parabeni hanno preso cittadinanza nella mia quotidianità da quando me ne ha parlato la mia amica Monica, che da anni lavora a Bruxelles per la Health and Environment Alliance, un'associazione europea che si occupa della diffusione di sapere e informazione sul rapporto virtuoso tra salute ed ambiente. Da allora li cerco ovunque, per evitarli. Mi è sembrato importante condividerne il perchè, ecco cosa dice la Moki al rispetto:mercoledì, gennaio 23, 2008
Quanto contano le prime impressioni?
giovedì, gennaio 10, 2008
A scuola di TanGo
La scuola Regina di via Malta 12, a Brescia, riapre i battenti con le nuove proposte di tango argentino per il 2008, rivolte sia ai ballerini più esperti, sia a tutti quelli che vogliono provare a muovere i "primi passi" nella disciplina.Il Tango argentino, nato più di un secolo fa nelle periferie buie e popolose di Buenos Aires, deve la sua duttilità universale a un'origine meticcia, frutto dell'incontro tra etnie e culture provenienti da tutto il mondo, che nella prima capitale del melting pot trovarono un loro fecondo momento di sintesi, nell'espressione corporea e passionale del ballo.
Negli ultimi anni il fenomeno del Tango ha assunto proporzioni e diffusione importanti anche in Italia, dove si moltiplicano i corsi, gli incontri con professonisti internazionali, i siti web, gli spettacoli d'alto livello e le reti sociali dedicate. Per capire come il Tango sia fermamente entrato nel nostro immaginario collettivo, basta pensare alle scelte di marketing delle aziende più disparate, che utilizzano la sensualità e il fascino del ballo per le loro campagne pubblicitarie a copertura nazionale.
Anche se le piroette e i virtuosismi che ci propongono può farlo sembrare una disciplina per pochi eletti, in realtà il Tango è una danza accessibile a tutti coloro che con curiosità vogliono dare spazio alla libera espressine del proprio corpo.
Con le parole dei due maestri della scuola Regina, Daniele e Roberta, "non esistono persone rigide nel Tango, ognuno può trovare il proprio stile. Il fine dell'apprendimento è portare l'allievo a pensare con il corpo, aiutarlo a scoprirne le regole, le resistenze e le possibilità, per aprirsi alla conoscenza e al dialogo con se e con l'altro". Provare per credere...
venerdì, gennaio 04, 2008
C'era una volta l'Agriasilo
Quando avevo circa dieci anni i miei genitori, seguendo uno spirito d'avventura all'epoca controcorrente, decisero di lasciare un paese ogni anno più caotico per trasferirsi in una casa di campagna, in collina, a pochi chilometri dal mare. Fu così che entrai nell'olimpo di quei fortunati bambini, destinati a vivere a stretto contatto con una natura benevola e ancora dignitosamente intatta.Ma i miei genitori avevano anche un altro regalo in serbo per me: il tempo. Il loro tempo, dedicato ad insegnarmi a riconoscere una quercia, piantare bulbi di tulipani e piantine di insalata, avvolgere nei fogli di carta le bottiglie di pomodoro da far cuocere nel calderone nero, per assicurare un'ottima passata per tutto l'inverno. Imparai anche ad individuare nel boschetto le tane delle volpi - le volpi, ancora numerose, solo pochi anni fa - e con la calce bianca e dell'acqua fresca, rubare per sempre l'impronta di qualsiasi animale che passasse di lì.
Era il periodo in cui alle scuole elementari c'era solo una maestra, che diventava il punto di riferimento, la guida. Con lei in classe piantavamo i fagioli nel cotone, aspettando trepidanti che si compisse il miracolo del borlotto trasformato in filo d'erba. A casa avevo un pollaio con oche, galline e conigli, le casette con le api e anche una capretta. Grazie a loro ho vissuto dal vivo la nascita di un pulcino, la stagionatura di una forma di formaggio, il ciclo di vita dal polline al miele.
Una stagione ricca e fervida la mia infanzia, tanto da farmi sentire - forse a torto? - una privilegiata. Come fanno i bambini che vivono in città? O quelli i cui genitori lavorano tutto il giorno, quelli che vivono in appartamento o semplicemente tutti quelli che passano da casa a scuola e viceversa senza sperimentare mai, nemmeno per un attimo, il significato concreto del mondo che li circonda? Forse è anche a causa da questa lontananza dalla natura, dalla sperimentazione fisica del quotidiano, che, secondo l'OCSE, i giovani italiani sono tra i più ignoranti d'Europa?
Come afferma la Coldiretti, "l'Agriasilo offre l'occasione di un incontro positivo tra le esigenze dei genitori di garantire un ambiente e un'alimentazione sana ai propri figli e quella delle imprenditrici e imprenditori agricoli alla ricerca di nuovi stimoli nel lavoro all'interno dell'azienda".
L'idea funziona, tanto che attualmente in Italia si stanno moltiplicando le esperienze di questo tipo, autentiche "alternative ecologiche" agli asili spesso angusti di città. Ma anche sperimentazioni capaci di aprire finestre importanti per un settore agricolo messo alle strette da un mercato mondiale non più così generoso. Che sia una formula creativa ed efficace per piantare semi di responsabilità sociale nei cittadini di domani?
giovedì, gennaio 03, 2008
Appostiamoci
"Poste Italiane è un innovativo e competitivo operatore di servizi finanziari e di pagamento. Ogni elemento interagisce con l'altro ed è funzionale a raggiungere e soddisfare le richieste del cliente. Onestà, trasparenza, correttezza, senso di responsabilità e affidabilità sono i valori che caratterizzano il Gruppo Poste Italiane e che guidano i comportamenti nelle relazioni interne e nei rapporti con l'esterno, generando fiducia e credibilità. Poste Italiane è un servizio pubblico con un'importante funzione sociale: il Servizio Universale. " (http://www.poste.it/) La citazione non è tratta da un libro di fantascienza ma dal rispettabile sito della Poste Italiane. Ho selezionato le frasi più significative, quelle che più di ogni altra evocano nella memoria i momenti indimenticabili passati infilata in coda, in quel modo tutto italiano che hanno le code di disfarsi e sfaldarsi man mano che ci sia avvicina allo sportello. Della posta del paese dove abito conosco per inerzia ogni anfratto nei muri, la forma inflessibile dell'orologio, le cartoline di Natale e i francobolli col Papa, tutti amorevolmente appiccicati ai vetri di quegli sportelli perennemente in disuso, così da farli sembrare meno inesorabilmente vuoti alla trentina di persone che aspettano - sbruffando come balene - che si sia liberato l'unico operatore (innovativo e competitivo) disponibile. Appena varcata la porta del nostro ufficio postale, scatta dentro qualcosa di antropologicamente interessante: un certo senso di ineluttabilità misto a fatalismo, che al massimo trova sfogo in timidi tentativi di protesta esternati col tuo vicino, più per ingannare il tempo che per farsi davvero sentire.
Perchè, nonostante quello che vorrebbe raccontarci il sito delle Poste Italiane, il servizio, lungi dal generare fiducia e credibilità, ha generato nel pubblico la stessa umana reazione di molti altri servizi statali, che chiamereri piuttosto...spirito di sopravvivenza, che in alcuni rari casi sfocia in esasperazione. Nella maggioranza dei casi invece sopportiamo code interminabili, uffici sottodimensionati, impiegati isterici che se la prendono con noi e noi con loro, e usciamo da li carichi di un'energia negativa - capace di illuminare tutti i colossei d'Italia - che viene dispersa nelle ricadute inevitabili di una mattinata buttata via per pagare una bolletta. I seguaci di slow food potrebbero obiettare che la velocità è la vera malattia e potremmo utilizzare il tempo speso in piedi negli affidabili uffici postali per pensare a noi stessi, recitare una poesia, scambiare due chiacchiere col mondo. Una pratica tutta orientale della calma e della tolleranza che mi ha quasi convinto, finchè è entrato un indiano e si è lanciato in un sermone di lamenti, per il tempo che gli tocca perdere ogni volta che deve mandare due lire in India (per non parlare che adesso le poste sono addette ai rinnovi dei permessi di soggiorno....amen). Neanche in India gli capitava di aspettare tanto? Incredibile, quanti pregiudizi, quanti stereotipi incondizionati!
Forse dovremmo ringraziarle le Poste Italiane, per questa ginnastica forzata all'attesa a cui ci hanno addomesticato. Il servizio pubblico che riesce nell'impresa di educare alla pazienza, alla docilità, un cittadino pienamente consapevole che i servizi che gli offre lo Stato (offre? ma non servivano a questo le tasse...?) sono un disastro insensato (davvero cosi difficile da sanare?) di inefficienza e mediocrità, ma continua ad usarli senza opporre eccessiva resistenza. La sottomissione, ecco la vera rivoluzione sociale dei nostrani servizi universali.
lunedì, dicembre 24, 2007
Alla vita, che non finisce mai
La vita è grande. Rovina e fortuna, patimento e gioia, schiavitù e affrancamento, rotolano e si cozzano tra loro su un tavolo talmente vasto, in un gioco cosi complicato, che solo un pazzo può pensare di poterlo governare per intero e per sempre, per se stesso e per gli altri. Naturalmente i pazzi in questa natura abbondano. Capita addirittura che alcuni di loro invece di passare per quello che sono, per pazzi scatenati, godano momentaneamente fama di persone avvedute, sapienti oltre ogni limite sopra il proprio e l'altrui destino, dotati di provvidenziali capacità e poteri. Costoro se la spassano da signori per un pò di tempo, fino a quando la vita, la tragica grande storia delal vita, si incarica di svelare l'obbrobrio della loro follia. Chi l'avrebbe mai detto, lamentano sconcertati i loro seguaci ed estimatori. Già, chi l'avrebbe mai detto. Il fatto è che la vita non finisce mai, il suo orizzonte è oltre l'ultimo orizzonte visibile. Il fatto è che lo sguardo, anche il più acuto, è sempre meno lungo di quanto faccia piacere crederlo. E per fortuna che è cosi, altrimenti gli umani sarebbero già finiti da un bel pezzo; malamente, miseramente, prevedibilmente finiti. E invece, dopo tante sventure e disastri, sono ancora lì a stupire l'universo. (Maurizio Maggiani, La Regina Disadorna)
mercoledì, dicembre 19, 2007
Oltre quale confine
Forse dipende dalla vostra età, dal ceto sociale, da quante storie hanno avuto la possibilità di raccontarvi i vostri i nonni nelle sere d'inverno davanti al fuoco. O forse dipende dal vostro vicino di casa e dalla vostra professione, se lavorate in posta o in un cantiere, al bar o all'ultimo piano di un edificio commerciale. Se dovessi dirvi io, la prima immagine che mi sale agli occhi sono gli spot delle banche all'avanguardia, la western union, il mercato del sabato a Brescia, l'odore di spezie e peperoncino sul pianerottolo di casa, i miei vicini indiani, lo scoramento delle maestre per la percentuale di bambini che arriva a metà anno senza parlare una parola di italiano e il terrorismo mediatico della stampa nostrana, sempre pronta ad usare le parole in maniera a dir poco strumentale (come se ci fosse differenza tra un rapinatore "rumeno" e uno italiano).
Ma questa è la mia contemporaneità, l'immigrazione che ho vissuto per interposta persona, vedendomela pasare accanto ogni giorno, per strada, in TV, nelle nuove strategie di marketing aziendale. Ma qui dovrebbe intervenire la memoria (storica), per ricordare anche il passato che non abbiamo vissuto, per rendere più relativa l'esistenza e più morbido il nostro atteggiamento nei confronti degli altri. E' un pensiero banale, ma viste le grida popolari alla "emergenza immigrati" non poi cosi scontata...me l'ha fatto venire in mente il romanzo di gioventù di John Fante, l'unica opera scritta in terza persona, quasi a prendere un certo distacco da una storia pur tutta autobiografica, quasi a guardare dall'esterno quel bambino spaurito che era, impegnato ogni giorno contro le sue origini italiane in un'America ostile del primo novecento. "Si chiamava Svevo Bandini e abitava in quella strada, tre isolati più avanti. Aveva freddo e le scarpe sfondate. Quella mattina le aveva rattoppate con dei pezzi di cartone di una scatola di pasta. Pasta che non era stata pagata. Detestava la neve. Faceva il muratore e la neve gelava la calce tra i mattoni che posava. Anche da ragazzo, in Italia, in Abruzzo, detestava la neve...Era cosi povero, con tre figli a carico, e non aveva neppure pagato la pasta, per non parlare della casa che ospitava figli e pasta." E il figlio di Svevo, , l'alter-ego indiscusso di J. Fante sempiterno protagonista di ogni sua storia"di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones. Suo padre e sua madre erano italiani ma lui avrebbe preferito essere americano. Suo padre faceva il mutratore, ma lui avrebbe preferito diventare il lanciatore dei Chicago Cubs". (John Fante - Aspetta Primavera, Bandini - 1938)
martedì, dicembre 11, 2007
E il Dirigibile...torna a volare (by I.R.)
Records, e loro caro amico e scopritore, Robert Plant, Jimmy Page e Jonh Paul Jones decidono di riaccendere i motori del dirigibile per riportarlo in volo ancora una volta, dopo che si erano tragicamente spenti il 25 settembre 1980 con la morte del batterista Jonh “Bonzo” Bonham. Oggi al suo posto è stato chiamato il figlio Jason, 41 anni, cresciuto come in una famiglia all’interno della più grande Rock band di tutti I tempi. Chi ha potuto assistere all’evento (…ed io purtroppo non ero tra questi), parla di una emozione crescente quando alle 21.00 in punto si sono accesi gli amplificatori, ed i cuori di milioni di fan, sulle note di “Good times bad times”, canzone datata 1969 e prima traccia del primo disco dei Led Zeppelin, quasi si volessi ricominciare da là, dall’inizio di tutto. La scaletta ha poi toccato tutte le tappe della storia del Rock segnate da canzoni degli Zeppelin come “Black Dog”, “Dazed and Confused”, “Stairway to heaven” fino a “Whole lotta love”. Dalle poche immagini passate alla TV, spiccano i cenerei lunghi capelli di Page, ed una diffusa calvizie tra il pubblico presente, segno del tempo che è passato da quei favolosi anni settanta, che rimangono però sempre vivi nei cuori, e pronti a riaccendersi sulle note emozionanti di una canzone.Autore articolo: Ivan R. (U.T.L'U.R.)
giovedì, dicembre 06, 2007
"Gindobre" Polonia
PS: "Gindobre" vuol dire Buongiorno e ovviamente non si scrive cosi, ma l'importante è la pronuncia no??
Polonia 28 novembre - 2 dicembre
Foto: letiziajp ©
martedì, novembre 27, 2007
Nave...fuori dal mare
Mark Ford è nato a Los Angeles in un aprile qualunque degli irruenti fine anni sessanta e io lo ammetto, proprio non l'avevo mai sentito nominare. Ma è una pecca mia, quella di non ricordarmi i nomi, per cui ci ho fatto poco caso quando domenica sera - un giorno freddissimo e umido - mi hanno detto entusiasti e basiti che si andava tutti al Teatro San Costanzo di Nave a sentire Mark Ford.Per fortuna ci pensa sempre il mio "gruppo spalla" ad alfabetizzarmi la memoria, e allora dietro l'entusiasmo ho capito anche il perché dello stupore. Scopro che Mark Ford è il famosissimo chitarrista americano che si è permesso il lusso di suonare nei Black Crows e con Ben Harper per poi abbandonarli entrambi, per lanciarsi proprio in questi giorni in una tourné italiana a dir poco bizzarra, sia per la composizione picassiana dalla band che per la scelta originale delle location.
Appunto, la location, e veniamo allo sgomento sghignazzante dei miei accompagnatori. Nave è un comune di 10.000 abitanti situato nella Valle del Garza, insomma, Provincia di Brescia. E il Teatro San Costanzo è nientemeno che il teatro dell'Oratorio di Nave, di quelli con le poltroncine blu di velluto, il doppiopalco per gli spettacoli di Natale degli scout e il bar subito fuori gestito dalla perpetua di turno, che vende patatine, golosine e coca cola a prezzi calmierati. Domenica sera avevano anche la birra, non si sa se per politica fissa o se hanno fatto un'eccezzione vista l'occasione.
Insomma, uno spettacolo..surreale...Mark Ford, lo stesso che accompagnava i virtuosismi di Ben H. in un magico luglio di poco tempo fa, al ritmo di Welcome to the Cruel World, domenica sera ha portato la sua famosissima chitarra fino al Teatro parrocchiale di Nave, dove la sua faccia sulla locandina era stata appiccicata sopra agli orari della programmazione di Ratatouille e a fianco del recital di fine anno. Come a dire che anche nei posti più impensabili, quando pensi che sei finito a vivere in una landa desolata, basta guardarsi bene attorno per trovare perle rare a prezzi decisamente onesti. E che in fondo non importa tanto il tempo, lo spazio o il prestigio di chi ti accompagna, ma la passione che ti muove nella vita.
Fonte Foto
martedì, novembre 20, 2007
Prima l'uovo o la gallina?
Il conflitto armeno-azerbaigiano sorto sul territorio del Nagorno-Karabakh (1991 - ...) ha portato allo scellerato assassinio della popolazione azera che viveva in Armenia, una ferocia che ha portato all'esilio dai luoghi natii più di 300mila azeri. Desideriamo precisare anche che, quale conseguenza dei pogrom commessi dagli armeni nella città azera di Khodjaly, sono state assassinate decine di migliaia di persone innocenti: bambini, donne e anziani, con la totale distruzione della stessa città! E' stato a tutti gli effetti un genocidio nei confronti del popolo azero. (...) Purtroppo però l'Armenia a assunto una posizione fermamente contraria alla soluzione costruttiva del problema, creando cosi una forte instabilità in tutta l'area Transcaucasica. (Emil Karmov, Ambasciatore dell'Azerbaigian, da Internazionale 19/10/2007)
La Commissione affari esteri della camera dei rappresentanti americana ha approvato una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni tra il 1915 e il 1917 all'epoca dell'Impero Ottomano. Il testo, che sarà ora sottoposto all'intera assemblea, è stato approvato nonostante l'opposizione del presidente Bush. Il governo turco ha minacciato ritorsioni, mentre il parlamento ha dato il via libera alle operazioni nel nord dell'Iraq contro i ribelli curdi. (Schiaffo ad Ankara, da Internazionale del 19/10/2007)
mercoledì, novembre 07, 2007
Pisco e "sicsapa"
martedì, novembre 06, 2007
Ciao Enzo, buon viaggio...
mercoledì, ottobre 24, 2007
Una legge per il web: disciplina o bavaglio?
leggi Aldo Fontanarosa, Repubblica, 19/10/2007
martedì, ottobre 23, 2007
venerdì, ottobre 19, 2007
Il mercato delle b(o)lle
Sul finire dell'ottocento un comunissimo farmacista di Atlanta, il dott. John Styth Pemberton, dava alla luce quella che di li a poco tempo si sarebbe rivelata la più redditizia delle alchimie: era il 1886, la data di nascita della Coca Cola.lunedì, ottobre 15, 2007
Il Danubio passa per dieci Paesi
In aeroporto ho provato il pizzicorio di quei film dove l'eroe vince la monotonia del quotidiano infilandosi nel primo aereo in partenza da NY. Solo che io non ero a NY ma in una banalissima Malpensa e il mio aereo non era proprio a caso, ma quasi. Destinazione Belgrado, classica decisione last minute e un week-end di quelli strani nel mezzo, dove la sensazione che mi rimane non è di tempo, né di spazio ma piuttosto di suoni e sapori.
Ho trovato gli stessi mercati di Tegucigalpa, con gli equilibri precari di frutta e verdura, ma con volti diversi dietro i banchi, più affilati, inspigoliti da quella lingua costantemente interrotta da consonanti impronunciabili. Tutto così umanamente diverso dai paesaggi a cui mi ha abituato l'America Latina!
addosso la stessa desolazione che provavo ogni volta che da Gorizia passavamo la frontiera per andare a Nova Goriza, per andare a vedere cosa voleva dire Europa dell'Est.Poi si è aperto il cielo e si sono aperte le piazze su parchi verdi e fitti, passaggi più ampi in una lunga camminata fino al Danubio, il fiume evocativo dei libri di Magris e di qualche riminiscenza sbiadita dell'università.
Fa bene ogni tanto sentirsi smarriti, sperimentare su di se lo stordimento del migrante, analfabeta della lingua locale in balia della compassione degli autoctoni. Mi viene in mente una scena sul treno Bologna- Ancona. Un gruppo di slavi cercava di chiedere informazioni in un italiano sgrammaticato e la gente passava oltre accelerando, come fossero fatti d'aria, come se il solo fatto di non parlare italiano (o essere tutti indistintamente e comunque "albanesi"?) giustificasse l'espressione di fastidio e disapprovazione. Per fortuna i serbi sono un popolo accogliente, il tassista all'aeroporto mi ha perfino prestato il suo cellulare.
Belgrado è una città di giovani in fermento, che ha davanti a se l'epoca della ricostruzione, che vive un presente geografico e storico fatto di mille contraddizioni in movimento da cui si alimentano speranze, sogni, spazi vivi di futuro. Ho capito cosi poco in queste poche ore, certi viaggi lasciano in eredità
solo l'urgente bisogno di approfondire. Dentro la mia idea di Belgrado ci ho messo un po' di tutto: i vicoli di Bruxelles con i tamvia traballanti, i mercati del Centro America, pezzi dei viali di Buenos Aires. Per fortuna Vera si è prodigata a raccontarci un po' di storia e la città alla fine nella mia mente ha ripreso il giusto posto in un continente frammentato, ancora profondamente diviso nelle sue battagliere etnie, dove tutti parlano la stessa lingua ma la chiamano in modo diverso per giustificare la finzione di non capirsi. La guerra alle spalle, cosi vicina anche a noi: dal mio lato di Adriatico qualcuno racconta di aver sentito le bombe cadere. E la questione sempre aperta dello status di un Kosovo che si vede solo indipendente, lascia scoperte tutte le contraddizioni di questo lembo d'Europa che risponde alle logiche delle zolle terrestri, in perenne stato di precario assestamento. 
giovedì, ottobre 11, 2007
Festival per l'Economia Interculturale
Dal 12 al 20 ottobre si svolgerà in diverse città italiane (Milano, Torino, Biella, Cossato) la prima edizione di un Festival tutto dedicato all'Economia Interculturale. Cosa vuol dire?La manifestazione nasce dalla volontà di valorizzare l'economia nella sua dimensione tridimensionale, fatta non solo di formule e numeri ma anche di colori, espressioni e scelte imprenditoriali multiformi, che dipendono dalla cultura, dalla provenienza etnica, anagrafica e sessuale di chi le esprime.
Per saperne di più, articolo completo e programma su Popolis
martedì, ottobre 09, 2007
Massambalo?
"Chi?" chiese l'uomo avvolto in una coperta"Il dio dei migranti" rispose con calma l'ivoriano.
"Come l'hai chiamato?"
"Massambalo. hamassala o El-Rasthu" rispose "ha molti nomi. vive da qualche parte in Africa, sottoterra, dentro un buco da cui non esce mai".
"E come fai a capire che aspetto ha?" chiese un ragazzo con espressione circospetta.
"Non lo so" riprese quello che raccontava" ma ci sono degli spiriti che viaggiano per conto suo. Li chiamano le ombre di Massambalo. Percorrono il continente, dal Senegal allo Zaire, dall'Algeria al Benin. le ombre non dicono nulla ma attraverso i loro occhi Massambalo vede il mondo, guarda ciò che loro guardano, sente ciò che loro sentono. Così veglia sulle centinaia di migliaia di uomini che hanno lasciato la loro terra. Non parlano e non dicono mai chi sono, sta al viaggiatore indovinare la loro identità. Se ci riesce deve avvicinarsi lentamente, con rispetto e fare una semplice domanda: Massambalo?. Se l'ombra annuisce allora può lasciare un dono. l'ombra di Massambalo prende l'offerta e la conserva. E' il segno che il viaggio di quell'uomo andrà a buon fine, che il vecchio Dio veglierà su di lui." (Laurent Gaudé, Eldorado)
venerdì, ottobre 05, 2007
La geopolitica dei maglioncini
Essendo quotata nella Borsa Americana, nel corso degli ultimi mesi la Sec - la Consob USA - si è affrettata a chiedere alla Benetton rassicurazioni sul fatto che gli affari del gruppo italiano non stessero in qualche modo riempiendo le tasche del governo di Teheran, iscritto da tempo nella lista nera americana degli "Stati canaglia" insieme a Cuba e alla Siria. La questione con gli americani si è risolta con un "nulla da eccepire" della Sec e la battaglia politica iraniana non sembra preoccupare più di tanto la Benetton, che continua la sua campagna di espansione nella regione, dichiarando tramite un proprio portavoce che l'obiettivo "è quello di espanderci in modo capillare in tutte le più importanti città della Repubblica islamica".
Di certo l'espansione della United Colors nel mondo contribuirà più ai processi di omologazione delle mode che di risoluzione dei conflitti. E' anche vero che l'azienda è stata più volte attaccata per mancata responsabilità sociale, ma questa è un'altra storia, un altro capitolo da approfondire. Piuttosto, l'espansione dei colori e dei modelli di casa Benetton in un Medio Oriente in alcuni casi sempre più chiuso in se stesso, potrebbe contribuire indirettamente ad aprire spiragli nelle maglie di governi poco propensi a mettere in agenda la voce "libertà di espressione". Tema difficile e controverso che va ben oltre le tensioni geopolitiche di due governi nemici. Ma una nota positiva possiamo trovarla: finalmente è l'espansione di un'azienda di maglioncini a fare notizia e non quella di eserciti sul piede di guerra.
mercoledì, ottobre 03, 2007
Vacanze: diritto di tutti
Questa ed altre interessanti tematiche saranno oggetto del Forum Europeo sul Turismo Sociale che si terrà a Riva del Garda il prossimo 2-5 ottobre, organizzato dalla Federazione Trentina delle Cooperative. Per saperne di più: http://www.turismosociale.to/
venerdì, settembre 28, 2007
mercoledì, settembre 26, 2007
Se dovessimo passare sei mesi da soli sull’altra faccia della luna a frugarci dentro, quale ricchezza di materiale pensate ne salterebbe fuori?
Saul Bellow, Ne muoiono più di crepacuore
martedì, settembre 25, 2007
Poveri noi...
Da un recente studio realizzato da tre ricercatori di Bankitalia, il rischio povertà per i giovani di oggi-pensionati di domani è tornato a crescere dopo le riforme previdenziali degli anni 90. Secondo il trend analizzato, le giovani generazioni avranno benefici previdenziali minori che andranno ad incidere su redditi da lavoro in media minori rispetto a quelli percepiti dalla generazione precedente. Oltre ad una fotografia grigio-nero sulla nostra pensione, i tre economisti tracciano anche auspicabili vie da seguire per correggere la rotta e permetterci di guardare al traguardo con un pò più di...serenità? La verità è che sono ancora giovane e lavoro come se dovessi lavorare per sempre. La parola pensione ce l'hanno tolta dal codice genetico per relegarla nel recinto sicuro e magico della mitologia. Politiche alternative ci sono, c'è chi ci studia sopra e le propone. Al lettore il piacere di entrare nel merito.Informazione...viscosa
A metà agosto Mattel aveva accusato i fornitori cinesi di violare standard e requisiti di sicurezza nella produzione di giocattoli, costringendo l'azienda a ritirare dal mercato più di 20 milioni di pezzi made in China. Ma poco dopo il capo dell'amministrazione generale cinese sul controllo qualità aveva rilevato che il difetto derivava dalla progettazione e non dalla produzione, evidenza che porterà il direttore esecutivo di Mattel, il 12 settembre, a porgere le sue "sincere" scuse ai consumatori Usa e a Pechino. Tocchi e contraccolpi di un'informazione viscosa, che sembra sempre passare troppo al di sopra della nostre teste. In un momento passeggero da conspiracy theory mi viene quansi da pensare che dietro tante giravolte debbano esserci dei serissimi studi di impatto, che non riguardano certo la nostra salute ma piuttosto il trend della visibilità in seguito ad una certa azione. Una volta che un paese, un governo, una persona, vengono pubblicamente screditati sulla piazza del pubblico dissenso, che impatto hanno nel subconscio dei consumatori le "sincere scuse" del pentito accusatore? La Cina continueremo a guardarla con sospetto anche dopo il dietrofront pubblico di Mattel, perchè le parole trasmesse via cavo hanno un peso fluido e un senso disarmante, che rimane impresso nella retina ancor prima che nella memoria. E anche perchè quel continente cosi misterioso, immenso e incomprensibile agli occhi dei più deve lavorare ancora molto per rendersi accessibile, credibile, affidabile. Di sicuro non è solo questione di decodificazione del linguaggio.
Un esempio di come una corretta informazione possa essere determinante per la nostra vita? Me lo manda la mia amica Monica, che da anni ci lavora e che spero continui sempre a mantenermi vigile anche sui più piccoli dettagli del quotidiano: "The brave new risks of nanotechnology", Financial times
lunedì, settembre 24, 2007
Giallo come il Centro America
Gli accordi di libero commercio firmati – con gli Stati Uniti d'America – e quelli in corso di negoziato – con l'Unione europea –, i megaprogetti come il Plan Puebla Panamá, lo sfruttamento delle risorse naturali (acqua, diversità biologica, minerali) da parte di imprese multinazionali, la fine dell'agricoltura con l'abbandono della campagna e l'emigrazione verso le città o gli Usa, sono i moderni "cavalli di Troia" che arrivano a fiaccare la resistenza delle popolazioni locali.giovedì, settembre 20, 2007
La chiamavano cooperazione Sud-Sud ma....
La Cina non è il Sud, ma un gigante economico in continua crescita e la contropartita alle sue strategie d'aiuto è palesata fin dagli accordi siglati con i governi africani. Come riportato da Roberto Bongiorni (Sole24Ore 19/09/07) la Cina otterrà in cambio dei suoi generosi investimenti concessioni minerarie e faraonici progetti infrastrutturali dove saranno coinvolte imprese cinesi. La verità è che Pechino si è ormai affermata come "la grande multinazionale della ricostruzione africana" e non si fa molti scrupoli a difendere i suoi nuovi clienti davanti alla Comunità internazionale quando i loro affari interni diventano casi evidenti di violazioni dei diritti umani.
La prima tranche concessa al Congo servirà a costruire ospedali, cliniche e università. Ma soprattutto a tagliare in due una foresta vergine per la costruzione di 3400 km di autostrada che dovrà collegare il Congo allo Zambia, dove mamma Cina ha investito 800 milioni di $ in miniere di rame. E le compagnie minerarie mondiali si lamentano perchè non riescono a tenere il passo del Grande Dragone nella sua modernissima campagna alla colonizzazione di un continente martoriato. E quando tutte le risorse saranno sfruttate, succhiate, esportate, dove si rivolgerà l'avidità del continente più popoloso del mondo? Ma soprattutto, che fine fa in questi casi l'intransigenza morale che le democrazie Europee sono disposte a sfoderare con altri paesi considerati...scorretti? Business as usual....
giovedì, settembre 06, 2007
La sicurezza delle divinità
KATHMANDU - Funzionari della compagnia aerea di bandiera hanno sacrificato due capre per placare Akash Bhairab, il dio Indù del cielo, in seguito a problemi tecnici con uno dei loro Boing 757, a causa dei quali laNepal Airlines, che ha due Boing, poco tempo fa aveva dovuto sospendere il servizio. I funzionari hanno fatto sapere che le capre sono state sacrificate di fronte all'aereo difettoso domenica, nell'unico aereoporto internaizonale di Kathmandu, nel rispetto delle tradizioni Indu.
Articolo completo, 4 settembre 2007
Segnalato da Fabioski
martedì, settembre 04, 2007
Saper leggere nei fondi del caffè...
"25 milioni di produttori di caffè stanno affrontando una crisi drammatica. Il prezzo internazionale del caffè si è più che dimezzato negli ultimi tre anni e i produttori di caffè dei Paesi in Via di Sviluppo, in prevalenza piccoli coltivatori diretti, oggi sono costretti a vendere i loro raccolti a un prezzo molto inferiore dei costi di produzione. Si potrebbe pensare che anche le multinazionali, che trasformano i chicchi di caffè in pacchetti, stiano attraversando una fase critica. Errore. Attualmente le quattro grandi multinazionali del caffè (Karft, Nestlè, Procter and Gamble e Sara Lee) posseggono marchi che fruttano ogni anno più di un miliardo di dollari. Se i benefici fossero ripartiti tra tutti, questo non sarebbe un problema. Invece, i contadini ricevono un prezzo talmente basso da non coprire neppure i costi di produzione, cosi che i guadagni esorbitanti delle multinazionali sono "pagati" dalle persone più povere al mondo"Cosi ha inizio il viaggio di Oxfam nell'universo economico e umano che ruota attorno alla produzione del caffè, un bene materiale cosi importante, soprattutto per noi italiani, capace di scandire il tempo delle nostre pause lavorative, riunioni, incontri con gli amici, sveglie mattutine. Un gesto automatico e quotidiano che ci accomuna tutti, creando sfumature solo tra le preferenze - moka, macchinetta, macchiato. lungo o stretto o polvere solubile. E come tante cose che fanno ormai parte della nostra quotidianità, raramente ci soffermiamo più del necessario a chiederci....cosa c'è dentro e oltre le nostre tazzine di caffè? Ho provato a sfogliare questo libro (in vendita in Italia nelle Botteghe del Commercio Equo) ed ho cominciato improvvisamente a notare un sacco di altri dettagli, insignificanti in teoria ma significativi nel merito. Tipo, sfogliando la pagina finanziaria del Sole24 Ore, mi sono accorta oggi per la prima volta che beni quotati come il Caffè, il Cacao e lo Zucchero vengono tutti catalogati sotto il curioso titolo"COLONIALI". Magari cerco la pulce nell'acqua...ma uno degli effetti della lettura di questo libro è stato proprio questo: fino a prova contraria, farmi dubitare delle buone intenzioni...
lunedì, settembre 03, 2007
Biciclettando
Circa sei anni fa Channing Durak è partito dal Texas in bicicletta e ha attraversato 40mila chilometri tra Americhe, Europa e Asia. Lungo la strada, nel tempo, altre 125 persone si sono unite a lui, dando vita al Cyclown Circus....un movimento più che un'organizzazione, un modo di pensare più che un ente strutturato. Inizialmente potrebbero sembrare eccentrici turisti in cerca di una curiosa alternativa alla monotonia. Invece ciò che li muove è un obiettivo ben preciso: denunciare la dipendenza delle nostre società dal petrolio e proporre la bicicletta come soluzione a traffico ed inquinamento. E perché il messaggio sia chiaro si muovono in massa, puntano sul numero sempre crescente come veicolo visivo del loro pensiero. Nel frattempo si guadagnano da vivere attraverso spettacoli di clown, dividendo i guadagni e impegnandosi ad esibirsi gratuitamente per i bambini più bisognosi. Un'organizzazione rigorosamente collettiva di spazi e risorse che forse sarà difficile mantenere per lunghi periodi man mano che il gruppo cresce. Ma per chi può permetterselo (sia mentalmente che fisicamente...) è sicuramente un modo originale ed efficace di trasmettere un pensiero senza che questo si perda nella dimensione metafisica di astratte parole. Magari potrebbe essere interessante seguire il Circus per un breve tratto del loro vagabondare...molto più che una vacanza alternativa, un modo fluido di sentirsi vivi, zigzagando in bicicletta a favore di un'idea che andrebbe a sicuro vantaggio dell'intera società.venerdì, agosto 31, 2007
Anche Cremona ha i suoi Buskers
Buskers o artisti di strada. Dopo quello frequentatissimo di Ferrara, il Festival degli artisti di strada sbarca anche a Cremona, dove dal 31 agosto al 2 settembre le strade si riempiranno di clown, giocolieri, acrobati, pupazzi e burattini, mimi, bande e fanfare ...a testimoniare in questa prima edizione cremonese che "Il teatro di strada non è (praticamente mai) volgare; colpisce con la poesia malinconica contrastante il caos cittadino, con l’ingegno creativo che rompe la monotonia, con la comicità o l’ironia graffiante che ferma la corsa. Per dirci che il tempo e lo spazio del divertimento o dell’arte non sono necessariamente luoghi e momenti separati dal quotidiano vivere". Il Cremona BuskerShow si inserisce nel calendario e nella mappa di una serie di festival che in tutt’Italia aprono le vie e le piazze ai musicisti e agli artisti di strada provenienti da tutto il mondo. Per saperne di più: CremonaBuskersShow



